Da bambina, l’assistente curatrice del V&A East, Miri Ahn, voleva diventare regista. Fu solo mentre studiava cinema all’università che si rese conto di poter lavorare con immagini ferme e in movimento anche come curatrice. Questa fotografia su larga scala (misura più di 2 metri di larghezza) del fotografo americano Gregory Crewdson l’ha attirata per le sue qualità cinematografiche: raffigura una città suburbana misteriosa e anonima. «Sembra il fotogramma di un film ed era proprio questa l’intenzione del fotografo», dice Ahn. «Non è fotografia documentaristica: l’ambiente è messo in scena con una specifica coreografia, illuminazione compresa. Mi ricorda il cinema. Si può immaginare la storia prima e dopo». Secondo Ahn, l’opera si può apprezzare appieno solo di persona. «La scala è davvero importante, permette di vedere tutti i dettagli».

MOJISAYO ROBSON
MOJISAYO ROBSON, creativa, scrittrice ed ex membro dell’associazione V&A East Youth Collective
Robin Hood Gardens, Poplar, Londra, 1970-1972, di Alison e Peter Smithson
Per un anno, a partire da novembre 2024, Robson, nata nel quartiere londinese di Hackney, ha fatto parte del team locale di giovani che andavano allo Storehouse una o due volte alla settimana per riflettere su come rendere lo spazio accessibile e invitante per la comunità locale. L’obiettivo era di «cercare di far sentire le persone benvenute», spiega Robson. In quel periodo si è imbattuta in questa opera di architettura: una sezione a tre piani dei Robin Hood Gardens, l’edificio di housing sociale a Tower Hamlets, progettato da Alison e Peter Smithson alla fine degli anni Sessanta. Marchiato come un esempio eclatante di design brutalista, fu demolito nel 2017 a causa di problemi di manutenzione e di un basso livello di sicurezza per i residenti. «Sono rimasta molto colpita dal fatto che la facciata di un edificio sia in un museo», dice Robson. «All’interno del collettivo di giovani ne abbiamo parlato a lungo: cosa rende le cose degne di essere ricordate, di essere archiviate?». Per lei questo pezzo rappresenta «quanto Londra sia cambiata attraverso la rigenerazione e la gentrificazione. E come aree quali Robin Hood Gardens e complessi di housing sociale – zone aspre – si siano trasformate, in meglio o in peggio».

ROBYN LYNCH
ROBYN LYNCH, stilista
Sedia, 1968, disegnata da Poul Kjærholm e realizzata da E. Kold Christensen
«Al momento sono nel mio periodo arredo», dice la stilista di moda maschile nata a Dublino. «Dopo aver avuto a che fare con i vestiti per così tanto tempo, ho trovato questo nuovo interesse». Ha visto la sfida di dover scegliere un solo articolo dello Storehouse come un’opportunità per avvicinarsi a «cose a cui normalmente non avrei accesso». Questa sedia degli anni Sessanta in pelle e acciaio, disegnata dal modernista danese nel XX secolo Poul Kjærholm, è qualcosa che «mi piacerebbe avere in casa. I mobili di metà Novecento sono così di tendenza al momento». È stata attirata da questo pezzo perché «è organico e naturale, è ricercato, ma anche contemporaneo. E piuttosto basso, con proporzioni interessanti».
Giacca, 1992, del brand Stüssy
Quando Lynch è stata incaricata di disegnare le divise per lo Storehouse, ha cercato di creare capi che fossero «universali, per tutti». Questa giacca di Stüssy con la sua forma pulita – ispirata agli abiti da lavoro – e la vestibilità squadrata possiede una simile aura senza tempo. «Ciò che amo di questa giacca è che potrebbe benissimo stare in uno dei negozi del brand anche oggi», dice Lynch. «È una vera testimonianza di un marchio che resiste da tanti anni e mantiene ancora una forte etica del design e un fascino intramontabile. È un pezzo che sogno di avere anch’io per il mio brand un giorno: mi è sembrato giusto optare per qualcosa che indosserei volentieri».

YSABEL HANNAM
YSABEL HANNAM, responsabile dell’accessibilità alle collezioni del V&A East Storehouse
Braccio con pinza prensile, 1966, progettato da D.A. Morton
Questo ausilio per disabili in alluminio e acciaio inossidabile è stato progettato da un ingegnere che lavorava in un ospedale ortopedico: fin dall’inizio degli anni Sessanta, aveva visto margini di miglioramento nei bastoncini in legno con carrucola a corda che venivano forniti ai pazienti per aiutarli a raggiungere gli oggetti. Insieme a due colleghi ingegneri realizzò questo strumento più resistente in grado di sollevare fino a circa 2 chili, quasi il «peso di un mattone», dice Ysabel Hannam, che lavora al servizio Order an Object. «Penso sia ingegnoso. Mi piacciono gli strumenti che fanno parte della vita quotidiana, ma che hanno quel qualcosa in più».
Sedia Torsion Box Shell, 1970, disegnata da Brian Long
Questa seduta ispirata a una conchiglia è stata disegnata dal designer Brian Long. Hannam è rimasta colpita dalla storia che una visitatrice le ha raccontato riguardo a questo articolo. È emerso che questa persona voleva vedere la sedia perché Long era suo padre: un prototipo con la stessa forma aveva arredato la sua cameretta da bambina. «È stato piuttosto emozionante essere con lei e ascoltare il suo racconto», dice Hannam. «Mi descriveva tutti i modi in cui ci sedeva sopra da piccola». Hannam ha visto questa sedia quasi surreale color melanzana sotto una nuova luce: «Perché non abbiamo più sedie di colore viola?», si chiede da allora.

MARIELLA FROSTRUP
MARIELLA FROSTRUP, giornalista, presentatrice e membro del cda del V&A
Copriletto, 1690-1720, creatore sconosciuto
«Ho sempre desiderato che il V&A allestisse una mostra intitolata Women’s Work per mappare il modo in cui il lavoro delle donne sia stato plasmato dalla società negli ultimi quattrocento anni», spiega Frostrup. «Questo sarebbe stato un pezzo importante nella mia mostra dei sogni: il pezzo centrale». La trapunta è stata realizzata per una tenuta medievale nel Devon, utilizzata un tempo dai vescovi di Exeter, non lontano da dove vive Frostrup. «Mi piace perché mi rende felice. Sono tutti scampoli di tessuto. È un’incredibile via di accesso a quell’epoca e a ciò che indossavano le persone, ai tessuti di cui erano fatte le loro tende e ai colori delle stanze. Anche se è solo un copriletto patchwork, contiene così tanti spunti di racconti». Una sezione di seta verde lime con fiori rosa è particolarmente attraente: «È così sfumata e si scorgono appena i piccoli resti di quello che sicuramente era un rosa molto acceso», dice. «Sembra incredibilmente fresca e moderna, eppure è arrivata a noi intrisa delle storie che risalgono a 300 anni fa».