L’intervista

«A livello legislativo l’Italia è all’avanguardia e può guidare gli altri Paesi»

Laura Coccia, rappresentante Cerebral Palsy in the European Union Association, al G7 in Umbria

di Maria Paola Mosca

2' di lettura

I punti chiave

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Sono 800 mila gli europei con una disabilità da paralisi cerebrale, due nati vivi ogni mille. Una coorte eterogenea per cui però manca una definizione univoca riconosciuta a livello comunitario e che porta, quindi, a una grande varietà di approcci tra singoli Paesi. Per provare a cambiare le cose, un primo passo è stato il Manifesto per la Paralisi celebrare della Cerebral Palsy Europe, associazione che raggruppa realtà nazionali in tutta Europa. Il testo è stato sottoposto in maggio agli allora candidati alle europee, per persuaderli della necessità di azione.

In questi giorni, il discorso continua al G7 di Assisi, dove Laura Coccia, rappresentante a Bruxelles di Cerebral Palsy in the European Union Association (CP-ECA), porta le istanze delle associazioni. «Stiamo cercando di sensibilizzare le istituzioni su cosa sia la paralisi cerebrale perché ancora non c’è uno standard. Quello che si considera ‘paralisi celebrare’ riguarda danni celebrali avvenuti in fase di parto o in giorni appena successivi per cause, per esempio legate a prematurità grave. Ma non esistono due casi uguali, ogni singola persona ha danni propri e ognuno va seguito in modo differente. La faccenda poi si complica nella realtà quotidiana perché ammantata di pregiudizi sociali che ritroviamo anche nella lingua corrente. Ancora si pensa che un cerebroleso abbia una disabilità intellettivo-relazionale. Ma non è sempre così. Non è detto che lo sia» spiega Coccia.

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L’esempio italiano

A livello legislativo l’Italia è all’avanguardia mondiale da sempre, secondo Coccia,perché «ha abolito le scuole speciali negli anni ‘70. Io non avrei ottenuto il dottorato, né parlato cinque lingue e fatto Erasmus se fossi vissuta in un Paese dove non c’erano le scuole inclusive. Come me molti: abbiamo avuto il diritto all’istruzione. Per questo mi auguro che nella bozza di testo della carta di Solfagnano ci possa essere modo di sottolineare il diritto all’istruzione. Mi aspetto che proprio l’Italia possa insistere sul fatto che per le persone con disabilità questo debba essere un diritto universale riconosciuto senza nessun ombra di dubbio». Coccia lo sottolinea perché in Europa non è ancora così per tutti i Paesi. Il contesto non è omogeneo e le velocità nell’attuazione delle politiche sono diverse, tanto che a livello europeo una persona con disabilità su tre è a rischio di esclusione sociale e povertà, per questo si rendono necessari interventi sul tema della vita indipendente: «Non possiamo dimenticare che la disabilità è uno dei fattori che può portare a un impoverimento del nucleo familiare. Non perché sia un elemento di rischio in sé ma porta a condizioni economiche familiari e sociali che incidono molto».

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