Viaggi d’arte

A Gibellina, capitale italiana dell’arte contemporanea, i talenti del futuro

Delle 500 opere acquistate negli anni da Francesco Galvagno, uno dei maggiori collezionisti siciliani, molte abitano gli uffici e gli spazi comuni della sua azienda. Perché la loro presenza migliora il modo di stare insieme.

di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

Pinakothek’a, Sala della Scuola di Palermo. Opere di Alessandro Bazan e Fulvio di PIazza (© fotografi associati)

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A gennaio ho partecipato all’inaugurazione del programma di Gibellina Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026, Portami il futuro. È stato il momento conclusivo di un percorso che ho seguito da vicino come presidente della giuria incaricata dal Ministero della Cultura di selezionare il progetto vincitore della prima edizione di questo riconoscimento. Gibellina rappresenta un unicum mondiale: dopo il terremoto del 1968, la città è rinata grazie alla visione illuminata di Ludovico Corrao, che ne ha promosso la ricostruzione attraverso l’arte contemporanea. Dal Cretto di Alberto Burri agli interventi di Carla Accardi e Pietro Consagra, dai progetti degli “architetti della ricostruzione” al festival internazionale delle Orestiadi, Gibellina si è trasformata in un museo a cielo aperto. Al Museo d’Arte Contemporanea di Gibellina, ho visto la collezione di Francesco Galvagno e ho scoperto una storia che unisce successo imprenditoriale e passione per l’arte. Galvagno è amministratore delegato di Elenka, azienda siciliana fondata dal padre Antonino nel 1959, specializzata nella produzione di semilavorati e ingredienti per pasticceria e gelateria. Oltre alla gestione dell’impresa, Galvagno coltiva un grande amore per l’arte contemporanea, che lo ha portato a diventare uno dei maggiori collezionisti siciliani.

“Siremar” (2006), di Alessandro Bazan, che appartiene alla collezione Elenk’Artdella famiglia Galvagno, ora esposta al MAC – Museo d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao di Gibellina. (© Marina Bonfiglio)

QUAL È STATA LA SUA PRIMA ACQUISIZIONE? E L’ULTIMA? I primi due quadri li ho acquistati nella galleria di Franca Prati a Palermo: un’opera di Pippo Oriani e una di Mimmo Germanà. Grazie ai suoi preziosi consigli, ho imparato ad allenare l’occhio, ho conosciuto molti artisti e molte gallerie. L’ultima acquisizione è di qualche giorno fa, una scultura di Giovanni Termini.

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QUANDO HA INIZIATO A COLLEZIONARE ARTE? Alla fine degli anni Novanta, poco prima di sposarmi. A distanza di 27 anni, la mia collezione è composta da circa 500 opere. Una parte è stata acquistata da mio padre, che non aveva intenzione di dare forma a una collezione vera e propria, ma amava essere circondato dalla bellezza nella sua casa.

COME SCEGLIE LE OPERE PER LA SUA COLLEZIONE? SI AFFIDA A GALLERISTI O CURATORI? Agli inizi mi affidavo ai consigli dei galleristi. Con il tempo ho maturato una certa esperienza e oggi seguo soprattutto le mie sensazioni. Cerco lavori che appartengano al presente e che, allo stesso tempo, sappiano dialogare con la storia che li precede.

Francesco Galvagno e la moglie Silvia Mercurio durante “Pinakothek’a”, la mostra dedicata alla loro raccolta e organizzata dalla Fondazione Sant’Elia di Palermo. (© fotografi associati)

TRE ARTISTI EMERGENTI DA TENERE D’OCCHIO E TRE ARTISTI TRASCURATI DA RISCOPRIRE. Seguo Roberto Orlando e Matteo Fato, anche se forse quest’ultimo non può più essere definito emergente. Un altro artista che sta sviluppando progetti sempre più significativi è Giovanni Termini. Tra le figure da riscoprire, Lucio Pozzi, che considero un artista di grande spessore, Paolo Icaro, che meriterebbe maggiore attenzione, Bruno Caruso e Renato Guttuso, la cui opera mantiene una grande rilevanza storica.

IN CHE MODO IL SUO COLLEZIONISMO SI DISTINGUE DA QUELLO DI SUO PADRE? Mio padre collezionava arte dell’Ottocento, non avrebbe mai comprato un’opera contemporanea. Il mio modo di collezionare è completamente diverso, più rivolto al contemporaneo. Mi piace scoprire talenti e ho in collezione moltissimi giovani artisti che sono ancora poco conosciuti, perché apprezzo la qualità dei loro lavori e mi piace l’idea di poterli aiutare.

COME CONDIVIDE LA SUA COLLEZIONE CON IL PUBBLICO? L’arte migliora il contesto in cui si trova, favorisce la riflessione e lo scambio di idee: le opere abitano gli uffici e gli spazi comuni della mia azienda, e le pareti di Don Nino, il bar-pasticceria aperto qualche anno fa nel centro di Palermo, in omaggio a mio padre. Nel 2024, circa 200 opere della mia collezione sono state esposte alla mostra Pinakothek’a, organizzata dalla Fondazione Sant’Elia, ed è stata un’esperienza meravigliosa.

CI PUÒ PARLARE DELLA COLLETTIVA DEDICATA ALLA COLLEZIONE ELENK’ART AL MAC MUSEO D’ARTE CONTEMPORANEA LUDOVICO CORRAO, CHE FA PARTE DEL PROGRAMMA GIBELLINA CAPITALE ITALIANA DELL’ARTE CONTEMPORANEA 2026? La mostra è stata curata da Sergio Troisi e Alessandro Pinto, con cui avevo già collaborato per il progetto espositivo alla Fondazione Sant’Elia. L’idea era selezionare opere di artisti siciliani contemporanei realizzate negli ultimi venticinque anni, tutte appartenenti alla collezione. Sono esposti lavori di molti artisti a cui sono particolarmente affezionato, come quelli della Scuola di Palermo – Alessandro Bazan, Francesco De Grandi, Andrea Di Marco e Fulvio Di Piazza – accanto alle opere dei loro giovani allievi e di numerosi altri artisti del territorio che ho scoperto o che seguo con continuità.

I SUOI INDIRIZZI PREFERITI PER UNA VACANZA IN SICILIA? Agli amanti dell’arte consiglio le Fondazioni Puglisi Cosentino, Brodbeck e OELLE di Catania, tra le realtà più importanti della Sicilia dedicate al contemporaneo. A Licata, La Madia di Pino Cuttaia offre una cucina raffinata, creativa e legata alla tradizione, mentre a Noto la storica pasticceria Caffè Sicilia di Corrado Assenza è una tappa imprescindibile per assaporare la grande tradizione dolciaria.

 

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