A Gibellina, capitale italiana dell’arte contemporanea, i talenti del futuro
Delle 500 opere acquistate negli anni da Francesco Galvagno, uno dei maggiori collezionisti siciliani, molte abitano gli uffici e gli spazi comuni della sua azienda. Perché la loro presenza migliora il modo di stare insieme.
di Patrizia Sandretto Re Rebaudengo
3' di lettura
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A gennaio ho partecipato all’inaugurazione del programma di Gibellina Capitale italiana dell’arte contemporanea 2026, Portami il futuro. È stato il momento conclusivo di un percorso che ho seguito da vicino come presidente della giuria incaricata dal Ministero della Cultura di selezionare il progetto vincitore della prima edizione di questo riconoscimento. Gibellina rappresenta un unicum mondiale: dopo il terremoto del 1968, la città è rinata grazie alla visione illuminata di Ludovico Corrao, che ne ha promosso la ricostruzione attraverso l’arte contemporanea. Dal Cretto di Alberto Burri agli interventi di Carla Accardi e Pietro Consagra, dai progetti degli “architetti della ricostruzione” al festival internazionale delle Orestiadi, Gibellina si è trasformata in un museo a cielo aperto. Al Museo d’Arte Contemporanea di Gibellina, ho visto la collezione di Francesco Galvagno e ho scoperto una storia che unisce successo imprenditoriale e passione per l’arte. Galvagno è amministratore delegato di Elenka, azienda siciliana fondata dal padre Antonino nel 1959, specializzata nella produzione di semilavorati e ingredienti per pasticceria e gelateria. Oltre alla gestione dell’impresa, Galvagno coltiva un grande amore per l’arte contemporanea, che lo ha portato a diventare uno dei maggiori collezionisti siciliani.
QUAL È STATA LA SUA PRIMA ACQUISIZIONE? E L’ULTIMA? I primi due quadri li ho acquistati nella galleria di Franca Prati a Palermo: un’opera di Pippo Oriani e una di Mimmo Germanà. Grazie ai suoi preziosi consigli, ho imparato ad allenare l’occhio, ho conosciuto molti artisti e molte gallerie. L’ultima acquisizione è di qualche giorno fa, una scultura di Giovanni Termini.
QUANDO HA INIZIATO A COLLEZIONARE ARTE? Alla fine degli anni Novanta, poco prima di sposarmi. A distanza di 27 anni, la mia collezione è composta da circa 500 opere. Una parte è stata acquistata da mio padre, che non aveva intenzione di dare forma a una collezione vera e propria, ma amava essere circondato dalla bellezza nella sua casa.
COME SCEGLIE LE OPERE PER LA SUA COLLEZIONE? SI AFFIDA A GALLERISTI O CURATORI? Agli inizi mi affidavo ai consigli dei galleristi. Con il tempo ho maturato una certa esperienza e oggi seguo soprattutto le mie sensazioni. Cerco lavori che appartengano al presente e che, allo stesso tempo, sappiano dialogare con la storia che li precede.
TRE ARTISTI EMERGENTI DA TENERE D’OCCHIO E TRE ARTISTI TRASCURATI DA RISCOPRIRE. Seguo Roberto Orlando e Matteo Fato, anche se forse quest’ultimo non può più essere definito emergente. Un altro artista che sta sviluppando progetti sempre più significativi è Giovanni Termini. Tra le figure da riscoprire, Lucio Pozzi, che considero un artista di grande spessore, Paolo Icaro, che meriterebbe maggiore attenzione, Bruno Caruso e Renato Guttuso, la cui opera mantiene una grande rilevanza storica.










