A Genzano di Lucania un polo per l’arte nell’ex carcere mandamentale
Recupero e rifunzionalizzazione di 8 mila metri quadrati di superficie con adeguamento agli standard energetici, necessari 2,7 milioni di euro per la creatività contemporanea, la formazione e la ricerca artistica
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I punti chiave
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Un nuovo Polo per l’arte contemporanea, la formazione e la ricerca artistica sorgerà a Genzano di Lucania, in provincia di Potenza. Il piccolo comune dell’Alto Bradano, di circa 5.700 abitanti, ospiterà un presidio culturale che aspira ad avere una valenza nazionale e internazionale. Al centro dell’ambizioso progetto è il recupero e la rifunzionalizzazione dell’ex carcere mandamentale di Genzano, per una spesa di 2,7 milioni di euro. Progettato a partire dagli anni ’70, quale presidio detentivo collegato alla Pretura per le detenzioni di breve durata, e consegnato nel 1981, l’imponente struttura, che si sviluppa su una superficie di 8 mila metri quadrati, non è mai stata utilizzata. Con la riforma del sistema giudiziario italiano degli anni Novanta e l’abolizione delle Preture mandamentali, fu disposta la soppressione delle case mandamentali e la restituzione ai Comuni degli immobili non più utilizzati dall’amministrazione penitenziaria. Con la perdita della funzionalità per la quale era stato concepito, l’ex carcere, rientrato nel patrimonio comunale, rimane senza una destinazione per lungo tempo, lasciata in uno stato di incuria e progressivo abbandono.
Attori e attività
Attore principale del progetto è la Porta Coeli Foundation, con sede a Venosa, che opera da oltre 15 anni nell’ambito della promozione della cultura artistica. Ha all’attivo iniziative come il Mediterranean art prize, il lavoro svolto per ABCD Alto Bradano Contemporary District, 404. Programma per l’arte contemporanea, oltre a mostre e collaborazioni in Italia e nell’area del Mediterraneo. L’ente non profit ha stipulato un contratto decennale di comodato d’uso gratuito con il Comune di Genzano, proprietario del bene, che verrà finalmente consegnato alla collettività e destinato a finalità positive. L’idea è di “rendere aperto e accessibile al pubblico un luogo concepito per la limitazione della libertà”, spiega Aniello Ertico, presidente di Porta Coeli. “Le mura di recinzione carceraria, che oggi confinano uno spazio ignoto, potranno essere percepite come protezione di uno spazio comune in cui accadono processi inclusivi e dove la cultura si rinnova attraverso iniziative in grado di coinvolgere la comunità, prima che gli artisti e gli intellettuali”.
Il futuro polo, che mira a diventare un luogo destinato all’arte contemporanea, ospiterà residenze artistiche, svolgerà attività di formazione e ricerca, e si farà promotore di scambi culturali internazionali. Pertanto sono previsti spazi dedicati alla formazione, spazi espositivi, laboratori, sala convegni, uffici e foresterie per l’accoglienza.
Fondi e sostenibilità
Grazie ai Piani Integrati della Cultura (PIC) del 2022, Porta Coeli era già riuscita a recuperare alcune pertinenze della struttura, destinandole ad uffici, aula di formazione e sala espositiva. Di qui l’idea di mettere a punto un progetto più ampio che interessasse il bene nella sua interezza, con un impiego di spesa stimato intorno ai 2,7 milioni di euro. “In qualità di comodataria, la Fondazione ha sottoscritto un contratto di EPC (Energy Performance Contract) con una Energy Service Company (ESCO), in grado di accedere direttamente alla misura GSE “Conto Termico 3.0”, che potrà garantire il recupero del 72% circa degli oneri finanziari oggetto di rendicontazione – così riferisce Ertico. “Proprio l’EPC, attraverso la valorizzazione dei crediti di carbonio su base ultradecennale, consentirà il completo recupero dei costi della ristrutturazione ed efficientamento energetico”.
Si tratta, quindi, di cogliere un’importante opportunità “derivante dalle recenti modifiche ed integrazioni che riguardano la misura “Conto Termico 3.0”, messa a disposizione dal Gestore Servizi Energetici. Implementazioni di normativa che favoriscono interventi di specie e che includono quali soggetti ammissibili proprio le ETS impegnate in attività non profit”.
La progettazione e l’esecuzione dei lavori saranno affidati alla 2D Group, un’holding di Genzano di Lucania attiva nel campo dell’efficientamento energetico, edilizia, progettazione e consulenza. Il progetto di rigenerazione urbana è basato su un modello pubblico-privato in cui la collaborazione, tra ente pubblico e soggetto del Terzo Settore, non prevede investimenti a carico dell’amministrazione comunale. Per la sostenibilità pluriennale è in previsione la condivisione di iniziative con altre fondazioni e accordi con main partner. Si auspica, inoltre, il coinvolgimento della Regione Basilicata nell’ottica di un futuro riconoscimento quale centro regionale per le arti contemporanee.








