A gennaio l’export rallenta, ma la produzione tiene
Il presidente di FederlegnoArredo Feltrin: «Fiducia in una ripresa nei prossimi mesi, grazie a diversificazione geografica e investimenti in innovazione»
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La speranza è che, come ogni anno, il Salone del Mobile di Milano che inaugura oggi a Rho Fiera porti una sferzata di energia e fiducia – l’ottimismo della volontà – alle imprese dell’arredamento, in un momento in cui tutto farebbe prevalere il pessimismo della ragione.
Un quadro in peggioramento
Dopo una chiusura d’anno inaspettatamente positiva, grazie soprattutto alla spinta del mercato interno, il 2026 si è aperto con più di una nube per l’industria del mobile, confermando il rallentamento dei mercati esteri, che rappresentano oltre metà del fatturato complessivo del settore, con 14,2 miliardi (-0,8% nel 2025 rispetto al 2024, secondo i dati di Federlegno-Arredo) su un valore totale della produzione di 27,7 miliardi di euro (+0,9% rispetto al 2024). Il buon andamento delle vendite in Italia (+2,7%) è stato dunque determinante per la tenuta del comparto. Il quadro, tuttavia, è in peggioramento e non ci riferiamo solo agli effetti della guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che i numeri ancora non sono in grado di quantificare. Già nel mese di gennaio, infatti, i dati dell’export di mobili elaborati da FederlegnoArredo (Fla) descrivono uno scenario in forte peggioramento, a cominciare dagli Stati Uniti.
«Il calo complessivo a fine 2025 era tutto sommato contenuto, attorno al 4,9%. Ma eravamo consapevoli che quel dato nascondeva diminuzioni molto più consistenti a partire dalla fine dell’estate, con l’entrata in vigore ufficiale dei dazi voluti dal presidente Trump», spiega il presidente di Fla, Claudio Feltrin. La conferma è un crollo del 28,5% a gennaio 2026 rispetto a gennaio 2025, con vendite di mobili congelate a causa non solo delle nuove tariffe doganali al 15%, ma anche, e forse soprattutto, della svalutazione del dollaro sull’euro. Non va molto meglio in Europa: la Francia (primo mercato di destinazione dell’arredo italiano) cede il 6,1%, la Germania (che nell’ultimo scorcio del 2025 aveva dato timidi segnali di ripresa) addirittura il 18,4%, portando la Ue nel complesso a un -9 per cento. Né va meglio sulle piazze extra-europee, con il Regno Unito (che lo scorso anno aveva registrato una crescita sostenuta) in calo del 6,7% e la Cina che segna un tonfo del 46,6 per cento.
A gennaio export giù del 13,1%
Nell’insieme, a gennaio le esportazioni segnano quindi un -13,1 per cento. «E ancora non si vedono gli effetti della guerra in Iran, che impatta soprattutto sui Paesi del Golfo, l’area da cui era arrivato uno dei principali contributi alla crescita negli ultimi anni, soprattutto dagli Emirati Arabi Uniti», aggiunge Feltrin. Che mette in guardia, tuttavia, da una lettura allarmista di questi dati: «Si tratta solo del primo mese dell’anno, un mese tradizionalmente breve e su cui dunque è più facile registrare forti fluttuazioni, in un senso o nell’altro. Siamo preoccupati, ovviamente, e lo siamo ancora di più considerando i possibili effetti della guerra in Iran. Ma siamo fiduciosi che il conflitto possa trovare presto una soluzione e, anche se gli strascichi saranno lunghi, l’anno possa chiudersi senza troppi danni per le nostre imprese».
Ci sono due dati, in particolare, che confortano le aziende: il numero dei visitatori statunitensi al Salone del Mobile è aumentato in modo significativo, tanto che questo Paese è passato dal nono al quinto posto tra i più rappresentati a Milano. Anche la Cina si conferma salda al primo posto tra i Paesi presenti e questi due dati, insieme, confermano l’interesse di questi mercati importantissimi, a dispetto dei dati di gennaio.


