In Italia i limiti relativi alle emissioni elettromagnetiche sono molto più stringenti rispetto a quelli vigenti negli altri Paesi dell'Ue. A differenza di quanto indicato ben 23 anni fa in una Raccomandazione Europea – adottata da tutti i principali Paesi europei, tra cui Germania, Francia, Spagna e Regno Unito –, la nostra legislazione, infatti, li ha fissati a valori 100 volte inferiori in termine di potenza, e non li ha mai rivisti. Questo crea limitazioni eccessive all'utilizzo delle infrastrutture esistenti e rallentamenti nella transizione digitale e nello sviluppo di applicazioni innovative. Un tema che non può essere risolto con le small cells, che integrano ma non sostituiscono il segnale radiomobile delle torri di trasmissione. La soluzione di buon senso, al contrario, sarebbe l'adeguamento dei limiti di emissione elettromagnetica, posizionandoci in modo equilibrato rispetto ai limiti previsti dalla raccomandazione europea, favorendo maggiore competitività ed efficienza dell'industria. L'adeguamento dei limiti, infatti, non è solo auspicabile per realizzare la piena e completa digitalizzazione, ma anche per ragioni economiche: una ricerca di EY, ripresa dallo studio Luiss del 2021, ha infatti stimato che uno slittamento nello sviluppo del 5G in Italia potrebbe determinare una contrazione del mercato interno tra 2,9 e 4,3 miliardi di euro.
Inwit ha fin dall'inizio sostenuto che il Pnrr rappresenta una grande occasione per il Paese e soprattutto per i verticali 5G; le promesse sono state mantenute?
Il Pnrr rappresenta un'opportunità di crescita e sviluppo delle infrastrutture. Nel settore delle telecomunicazioni, in particolare, grazie alle risorse del Pnrr sarà possibile accelerare la transizione digitale in aree del Paese che difficilmente nel breve termine avrebbero attratto investimenti privati, noi siamo orgogliosi di far parte di questo processo di riduzione del digital divide.In questo contesto è importante accelerare negli iter autorizzativi per rispettare i target fissati. È quindi fondamentale velocizzare i processi di implementazione dei progetti, superando gli ostacoli che negli ultimi anni hanno rallentato la capacità di investimento e la digitalizzazione. In quest'ottica, è molto importante che siano incluse nel "Decreto Pnrr" alcune misure finalizzate a snellire le procedure per la realizzazione delle infrastrutture di telecomunicazione. Per fare un esempio, è sicuramente utile la riduzione da 90 ad un massimo di 60 giorni per la formazione del silenzio assenso relativo alle istanze di autorizzazione per l'installazione delle infrastrutture di telecomunicazione mobile.
Nell'ambito del Pnrr vi siete aggiudicati, con Tim e Vodafone, il bando per coprire il Paese con il 5G nelle aree remote. A che punto siete?
Stiamo procedendo velocemente, in linea con i programmi previsti dall'esecuzione del bando "Piano Italia 5G - Pnrr" che ci siamo aggiudicati, abbiamo ottenuto i primi permessi e stiamo per installare le prime torri. Abbiamo un intenso programma che porterà a coprire ben 1.200 aree, attualmente in digital divide, entro il 30 giugno 2026, portando il 5G con Tim e Vodafone. Le infrastrutture saranno a disposizione di tutti gli operatori, in linea con il nostro ruolo di neutral host e con l'obiettivo di realizzare infrastrutture condivise che evitino duplicazione di investimenti.I principali ostacoli, come accennavo prima, sono a livello locale. Solo il 20% del tempo viene impiegato per la realizzazione di una nuova torre, mentre l'80% del tempo è legato all'ottenimento dei permessi, e spesso è necessario ricominciare l'iter a causa dei molti dinieghi degli enti locali.