Design

A Copenhagen il design racconta il legno, dal bosco al progetto

Il tema è stato al centro di Wood for the Trees, l’installazione che Ahec con Mitre&Mondays ha portato alla 3daysofdesign svoltasi in Danimarca dal 10 al 12 giugno

di Maria Chiara Voci

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Un secolo fa, le foreste di latifoglie degli Stati Uniti orientali erano ridotte a ceppi e cenere. Devastate da decenni di sfruttamento intensivo, avevano perso biodiversità, estensione e valore. Poi, circa 120 anni fa, un cambiamento profondo di attitudini e politiche ha invertito la rotta. Oggi quelle stesse foreste si estendono per oltre 40 milioni di acri e crescono a un ritmo superiore a quello del loro utilizzo: il patrimonio forestale di latifoglie degli Stati Uniti è più che raddoppiato rispetto a cinquant’anni fa. È da questa storia di rigenerazione che è partito il racconto di Wood for the Trees, la mostra che Ahec ha portato a Copenaghen per tre giorni di design (3daysofdesign), dal 10 al 12 giugno 2026.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il mondo del design internazionale, in occasione della rassegna danese e nell’ambito della collettiva Material Matters, ospitata nello storico edificio affacciato sull’acqua di Gammel Dok, nel quartiere di Christianshavn, si è così interrogato sulla materia prima che sta dietro a finiture, rivestimenti e arredi: la sua origine, la sua filiera e l’impatto che su di essa ha ogni scelta di consumatori e progettisti. L’installazione, realizzata dallo studio londinese Mitre & Mondays con la maestria artigianale di Benchmark, ha trasformato lo spazio in un bosco. Un ambiente immersivo ispirato al documentario Ahec «Forested Future», che esplora il rapporto tra comunità umane e foreste attraverso le storie delle persone che da esse dipendono. Una serie di tronchi rotanti ha fatto da supporto espositivo, sedute che evocano rami caduti hanno invitato alla sosta, elementi grafici sospesi hanno ricreato la chioma di una foresta. Sul legname, donato da segherie a conduzione familiare, si sono alternate quattro specie protagoniste: rovere rosso americano, betulla gialla, acero duro e ciliegio. Ognuna con la sua venatura, il suo colore, la sua storia. Il percorso si è articolato in cinque tappe (crescita, pianificazione, selezione, resilienza, legno), che hanno accompagnato il visitatore dall’ecologia forestale fino alle venature di un singolo pezzo di legno, raccontando come la cura responsabile del bosco sia la condizione necessaria perché quel materiale esista ancora tra cent’anni.

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A spiegare il senso complessivo dell’operazione è stato David Venables, direttore di Ahec Europe, tra le voci più attente al rapporto tra progettazione e responsabilità materiale. «Siamo convinti – spiega - che mostrare il materiale insieme alla foresta da cui proviene sia essenziale per incidere sulla consapevolezza dei consumatori non solo rispetto alle caratteristiche fisiche di un prodotto, ma rispetto al senso profondo della scelta che si è compita». Il rischio che Venables indica è preciso: che la cultura del progetto stia perdendo il legame con l’origine delle risorse che utilizza. «Il legno è il dono della natura al mondo dei materiali - osserva -. Gli alberi esistono per vivere su questo pianeta, e il materiale che generano, se trattato con intelligenza, è un dono che si rinnova. Il problema è che architetti e designer troppo spesso lo considerano un prodotto industriale qualsiasi, dimenticando il legame con la foresta d’origine».

La soluzione, per Venables, passa prima di tutto dall’educazione. «Ogni corso universitario di architettura e design dovrebbe prevedere un modulo obbligatorio sul legno e sulle foreste - dichiara -. Il legno diventerà una componente sempre più centrale dell’architettura contemporanea: stiamo ancora imparando, siamo agli inizi di una nuova tecnologia costruttiva, ed è proprio per questo che è il momento giusto per costruire una cultura solida attorno a questo materiale». Una posizione con una ricaduta diretta sulla domanda: se i progettisti non conoscono le essenze, non sanno scegliere, e se non sanno scegliere, non possono orientare la filiera verso la cura forestale responsabile.

Il tema promosso nella capitale danese da Ahec ha un legame diretto anche con la tracciabilità del materiale. Per rispondere alle nuove esigenze di trasparenza delle filiere, l’associazione ha sviluppato American Hardwood Assured, un programma che integra dati satellitari, analisi geospaziali e intelligenza artificiale per documentare l’origine del legno e valutarne il rischio di provenienza da aree interessate da deforestazione. «Il limite delle certificazioni attuali – prosegue Venables – è che garantiscono un processo, non una provenienza geografica precisa». Attraverso questo sistema, Ahec punta a offrire a progettisti, aziende e consumatori informazioni più dettagliate sulla provenienza del materiale, in linea con le richieste del nuovo quadro normativo europeo. In particolare, il regolamento sulla deforestazione, noto come Eudr (Regolamento Ue 2023/1115), impone alle aziende che immettono sul mercato europeo prodotti come legno e suoi derivati di dimostrare che questi non provengono da terreni deforestati dopo il 2020, con l’obbligo di fornire dati di geolocalizzazione dei terreni di produzione per rendere le filiere trasparenti e tracciabili. Dopo due rinvii successivi, l’attuazione è ora fissata al 30 dicembre 2026 per le grandi e medie imprese che commercializzano legno e prodotti derivati, mentre per le micro e piccole imprese la scadenza è al 30 giugno 2027. Un orizzonte ravvicinato, che trasforma la tracciabilità da opzione virtuosa a obbligo di legge e che rende il sistema basato su satelliti e blockchain presentato da Ahec a Copenaghen non solo una proposta culturale, ma uno strumento con una precisa utilità operativa per l’intera filiera.

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