Mercati privati

A chi si vendono gli Eltif? Solo ai risparmiatori più che benestanti

E’ quanto emerge da un’inchiesta condotta da Plus24 su 30 intermediari che realizzano e collocano soluzioni che investono in asset illiquidi

di Lucilla Incorvati

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Da anni quella dei mercati privati è raccontata come la nuova via per rendere più performanti i portafogli degli investitori. Finalità a cui ha voluto dare risposta anche il legislatore europeo con gli Eltif (European Long-Term Investment Fund) arrivati in Italia dal 2019. Ma è stata soprattutto la versione Eltif 2.0 del 2023 che ha ulteriormente “democratizzato” un settore fino a quel momento appannaggio dei clienti istituzionali abbassando le soglie di investimento (oggi possibili da 1 euro) e i limiti di concentrazione. Tra i primi prodotti arrivati in Italia ci sono quelli di Azimut (antesignana dal 2020) Algebris, Eurizon, BlackRock, Amundi, Finint, Schroders, Anthilia, solo per citarne alcuni.

Scarsa trasparenza su dati e numeri

In un mercato che nasce la trasparenza dovrebbe essere la prima regola, eppure riuscire a fare un quadro il più possibile corretto su quanto ampio sia il bacino e l’utenza di riferimento non è stato facile. Molti operatori non hanno neanche dichiarato flussi di raccolta e tipologie di clienti (vedi grafica a lato), come UniCredit ed Eurizon operativi sul segmento sin dalla prima ora.

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Il mercato

In Italia secondo gli ultimi dati Assogestioni a fine 2025 gli investitori italiani detenevano 4,5 miliardi di euro in Eltif, rendendo l’Italia il secondo mercato più grande in Europa con la categoria del debito privato prevalente sia per masse sia per prodotti. Diciamolo subito l’Eltif non è un prodotto per tutti. È complesso e va capito bene. Eppure alcuni distributori online (Fundstore, Trade Republic e Scalable), e non solo, lo presentano anche come adatto al piccolo investitore, con investimento minimo richiesto di uno, mille o 10mila euro.

Target clienti

«Siamo favorevoli alla distribuzione degli Eltif al pubblico retail perché è una delle principali innovazioni degli ultimi anni nel mondo degli investimenti - spiega Vania Serena, resp. Sales&Marketing di Finint Investments -. Sono veicoli adatti a tutti, dal retail al cliente professionale, ma a condizione che il prodotto abbia caratteristiche adeguate in base alla profilatura e alle attitudini del singolo individuo». La stessa Azimut, con una raccolta dal 2020 di 2 miliardi di euro precisa che il 75% dei suoi clienti, e quindi anche di coloro che hanno sottoscritto Eltif, ha portafogli non al di sotto di 250mila euro.

Tra le case di gestione più attive nel settore c’è BlackRock che offre soluzioni multi-alternative per accedere in modo diversificato alle principali asset class. «Riscontriamo un interesse significativo in Italia - spiegano da BlackRock - con una raccolta superiore a 300 milioni e otto distributori attivi, che spaziano da grandi gruppi bancari a reti di consulenti, fino a realtà più piccole. L’interesse arriva in primis da clienti private che convenzionalmente sono coloro con portafogli investiti superiori a 500mila euro».

LE SCELTE DEI SINGOLI INTERMEDIARI

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Educazione priorità

C’è chi poi sottolinea che gli Eltif vadano solo a clienti private e ai paperoni che devono però avere anche il requisito “professional”, ovvero disporre di quelle competenze finanziarie che rispettino i requisiti previsti dal regolamento intermediari della Consob. Nel mondo del debito Muzinich ha raccolto 300 milioni in Europa. Tra le reti che lo collocano c’è Banca Generali che nel 2025, anche con altri Eltif, ha raccolto in Italia 130 milioni, su un totale di 6,8 miliardi di flussi di raccolta. «Le soluzioni hanno riguardato unicamente la clientela private per la diversificazione del portafoglio, come piccola componente alternativa (massimo 5%) e meno correlata alla volatilità del mercato - sottolineano da Banca Generali -. Piccoli chip nei portafogli di quei profili attenti al premio di illiquidità e ai vantaggi fiscali, con la componente di infrastrutture e progetti sostenibili tra i più seguiti».

Tra le altre banche attente al tema da anni ci sono Banca Aletti e Sella. «Abbiamo un’offerta su diverse classi di alternativi Pictet su Real Estate, Neuberger Bergman e Partners G. su private equity, Blackrock su multiasset alternativ, Fasanara, Muzinich e Pimco sul debito e a breve partirà Blackstone sul mondo infrastrutture - sottolinea Roberto Arosio, responsabile WM di Banca Aletti PB -, ma abbiamo limiti molto precisi: solo clienti con portafogli di almeno un milione, con una propensione al rischio molto alta visto che identifichiamo gli Eltif come prodotti a rischio 4 su una scala da 0 a 5 e con rigorosi limiti di concentrazione».

«Fin dal 2019 il gruppo Sella, in un’ottica di innovazione e sviluppo dell’offerta propone Eltif per offrire un accesso efficiente e professionale ai mercati privati nei portafogli dei clienti private - sottolinea Federico Romoli, responsabile private markets di Sella Sgr -. Entro il 2026 prevediamo di lanciare oltre 10 strategie. Il riscontro della clientela conferma l’interesse per strumenti che integrano una maggiore diversificazione rispetto ai portafogli costruiti solo con asset tradizionali».

«Se ben inseriti in un portafoglio diversificato, gli Eltif offrono un accesso regolamentato ai mercati privati, ma la formazione è centrale», sottolineano da M&G che ha avviato un programma di formazione per consulenti finanziari e private banker, focalizzato sui mercati del credito, sulle caratteristiche di rischio e liquidità di questi strumenti, nell’interesse degli investitori. Il fondo M&G Corporate Credit Opportunities Eltif ha masse pari a 1,1 miliardi di euro ma l’87% è stata sottoscritto dalla compagnia di assicurazioni del gruppo mentre il resto (circa 143 milioni) è stata collocata da reti private.

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