A chi appartiene la storia del razzismo americano?
di Lawrence Weschler
9' di lettura
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Osserviamo per un attimo questi due dipinti.
Entrambi hanno attinto dalle iconiche immagini fotografiche della orrenda e inquieta storia delle relazioni razziali negli Stati Uniti, ed entrambi sono tra le opere più discusse attualmente in mostra alla Biennale del Whitney Museum of American Art di New York.
Il quadro sopra è di un artista bianco; quello sotto è di un afroamericano. Ed è ciò che ha fatto la differenza nella percezione dei due dipinti: quello sopra si è ritrovato al centro di una furiosa controversia. Non appena inaugurata la mostra lo scorso mese, Hannah Black, che si definisce una “Artista/Scrittrice”, e che nel 2013-2014 ha partecipato al Programma di studi indipendente del Whitney Museum, ha lanciato una petizione (sostenuta da decine di colleghi artisti e scrittori, sia neri che bianchi) per richiedere che il dipinto venisse rimosso dalla mostra. Ma la petizione si è spinta persino oltre, richiedendo che il quadro venisse distrutto affinché non potesse in seguito «entrare in nessun mercato o museo».
Sebbene l’artista avesse «l’intenzione di presentare la colpa dei bianchi», Black ha constatato nella sua petizione che «tale colpa non è correttamente rappresentata dal quadro di un ragazzo Nero morto dipinto da un artista bianco». Qualsiasi «artista non Nero che desideri sinceramente sottolineare la deplorevole natura della violenza bianca dovrebbe prima di tutto smettere di trattare la sofferenza Nera come una materia prima. L’argomento non li riguarda; la libertà di espressione dei bianchi e la libertà creativa degli stessi sono state fondate sulla costrizione degli altri e non sono diritti naturali. Il quadro deve essere rimosso».
Arte in bianco e nero
Ma un attimo. Errore mio, scusatemi: è il quadro sotto, raffigurante il corpo brutalizzato di Emmett Till, un ragazzo afroamericano di 14 anni torturato e assassinato da due uomini bianchi nel 1955, che è dell’artista bianca, Dana Schutz. Il quadro sopra, raffigurante il momento immediatamente successivo alla sparatoria ingiustificata dello scorso anno da parte di un ufficiale di polizia di Minneapolis contro di Philando Castille (come nella scena immortalata dalla sua ragazza misteriosamente pronta a riprendere con il suo smartphone) è di un artista nero, Henry Taylor.










