Ai e formazione

L’intelligenza artificiale nelle scuole europee: esperienze e sfide in Italia, Lituania, Spagna e Grecia

Dall’adozione sperimentale alle normative, i diversi modelli nazionali mostrano come l’AI stia trasformando l’educazione tra opportunità e incertezze

di Massimo De Laurentiis

(Adobe Stock)

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In Italia l’integrazione dell’Ai nel sistema scolastico e universitario è ancora in una fase di rodaggio, con diverse iniziative sperimentali e una diffusione non uniforme sul territorio.

Per la scuola le maggiori novità sono due. La prima è che i principali provider di piattaforme in ambito scolastico, Microsoft e Google, hanno deciso di rendere disponibili i loro chatbot di intelligenza artificiale gratuitamente per gli studenti, tramite gli istituti scolastici.

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«Così entra in gioco la personalizzazione della didattica, che senza questa tecnologia è difficile da sostenere», spiega Andrea Benassi, tecnologo di Indire, l’Istituto Nazionale Documentazione Innovazione Ricerca educativa, ed esperto di nuove tecnologie applicate al mondo della scuola.

Oltre che per i docenti, l’intelligenza artificiale è uno strumento molto potente per gli studenti, che di fatto già la utilizzano a prescindere. «Dai dati che raccogliamo in alcune scuole emerge che, piaccia o no, alle scuole medie la utilizza circa l’87% degli studenti, alle superiori anche di più. Se uno studente ha uno smartphone, ha anche l’intelligenza artificiale», dice Benassi.

La seconda novità riguarda le linee guida per l’introduzione dell’Ai nelle scuole, diffuse l’anno scorso dal ministero dell’Istruzione e del Merito. Si tratta di un documento che raccoglie tutta la normativa rilevante in materia e fornisce indicazioni su come utilizzare questa tecnologia per l’educazione. Una sorta di via libera istituzionale che esorta le scuole a procedere nel campo dell’innovazione.

Di fatto però, molti istituti sono ancora titubanti di fronte a questa novità. «Le linee guida prevedono anche delle valutazioni di impatto sulla protezione dei dati e la tutela di famiglie o studenti che non vogliono usare l’Ai – spiega Benassi – La scuola, di fatto, diventa responsabile dell’erogazione del servizio. È un campo nuovo, mancano prassi consolidate, e questo genera timore».

Dal 2024 il ministero sta conducendo una sperimentazione, ancora in corso, che coinvolge diverse scuole tra Lombardia, Toscana, Calabria e Lazio. Il progetto è supportato da Google ed è finalizzato alla personalizzazione della didattica.

Oltre all’iniziativa del ministero, anche Indire sta sviluppando un percorso per l’inserimento dell’Ai nell’insegnamento che, come racconta Benassi, al momento coinvolge 26 scuole: «L’obiettivo non è solo aiutarle a rispettare le linee guida, ma a costruire una visione sistemica per l’uso dell’intelligenza artificiale. Bisogna superare le piccole sperimentazioni isolate a livello di singola classe o docente».

In ambito accademico, la principale autorità di coordinamento è la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (Crui). Nel 2025, il gruppo ICT della Crui ha siglato un accordo con OpenAI, che segna un passo decisivo verso l’integrazione dell’Ai nel sistema universitario.

A partire dall’anno accademico 2025/2026, infatti, gli istituti possono accedere più facilmente a ChatGPT Edu, una versione del chatbot di OpenAI pensata per un utilizzo responsabile da parte di studenti, ricercatori, docenti e personale universitario.

Grazie a questo accordo, il primo di questo tipo in Europa, per gli atenei associati le licenze sono disponibili a condizioni agevolate, e anche i centri di ricerca italiani possono usufruire di questi vantaggi.

Il caso Lituania

In Lituania l’intelligenza artificiale entra in modo strutturato nel sistema scolastico attraverso un quadro di regole pensato per bilanciare innovazione, responsabilità e controllo umano. Il Ministero dell’Istruzione, Scienza e Sport ha pubblicato le linee guida “Schools in the Age of Artificial Intelligence (AI)”, che offrono a ogni istituto criteri per definire regole interne sull’uso dell’AI nella didattica e nell’amministrazione, pur senza imporre obblighi formali.

Il documento chiarisce che le scuole possono adottare solo strumenti che rispettino la normativa europea e la protezione dei dati personali. Ogni istituto è invitato a redigere un elenco di applicazioni consentite, approvato dal dirigente scolastico, escludendo tecnologie basate su riconoscimento delle emozioni, tracciamento biometrico o sistemi di rating sociale. I criteri di valutazione del rischio sono allineati all’AI Act e sviluppati insieme al Ministero dell’Economia e dell’Innovazione.

Al centro delle raccomandazioni c’è il principio del valore educativo aggiunto: l’AI va utilizzata solo quando migliora concretamente l’apprendimento, ad esempio per personalizzare esercizi, ridurre attività ripetitive o supportare creatività e analisi. Le decisioni restano sempre in capo agli insegnanti, che stabiliscono quando ricorrere all’AI e quando privilegiare il lavoro autonomo degli studenti. È inoltre raccomandato che l’uso da parte degli alunni avvenga con autorizzazione del docente e che i contenuti generati con strumenti di AI siano chiaramente dichiarati.

Parallelamente cresce l’ecosistema di supporto. L’agenzia nazionale per l’educazione e l’associazione EdTech Lithuania offrono consulenze e un assistente virtuale per aiutare i dirigenti scolastici a valutare sicurezza e adeguatezza degli strumenti. Le università sono coinvolte in progetti di ricerca applicata sull’impatto dell’AI su apprendimento e valutazione, con l’obiettivo di definire competenze specifiche per i docenti e sviluppare nuove piattaforme educative.

Sul piano operativo, la Lituania ha investito oltre 1,7 milioni di euro in licenze Microsoft 365 Copilot: accesso gratuito per circa 330 mila studenti e più di 20 mila insegnanti, accompagnato da programmi di formazione dedicati. Secondo i dati OCSE e le indagini ministeriali, l’AI è già ampiamente utilizzata nelle scuole lituane, con livelli di adozione superiori alla media europea.

Spagna, uso diffuso ma senza regole nazionali

In Spagna l’intelligenza artificiale è già ampiamente presente nella vita scolastica, ma procede in assenza di un quadro normativo nazionale chiaro. Secondo il report El impacto de la IA en la educación en España (Empantallados.com e GAD3), otto studenti su dieci hanno utilizzato strumenti di AI per svolgere compiti, integrare materie o preparare esami. L’uso non riguarda solo gli alunni: il 73% dei docenti e il 69% dei genitori dichiarano di aver fatto ricorso a questi strumenti, soprattutto chatbot come ChatGPT, che rappresenta una fonte frequente di informazione per il 40% degli studenti.

Nonostante la diffusione, le scuole si muovono in ordine sparso. Un’indagine del Capgemini Research Institute su 1.800 insegnanti delle scuole secondarie rileva che il 48% degli istituti ha bloccato o limitato l’uso dell’AI, il 19% lo consente per utilizzi specifici e il 18% sta ancora valutandone applicabilità e utilità. In assenza di regole condivise, alcune scuole e università hanno introdotto strumenti per rilevare elaborati prodotti con AI, nel tentativo di tutelare l’integrità accademica.

Il dibattito resta aperto. Esperti e ricercatori sottolineano il potenziale trasformativo dell’AI generativa, ma mettono in guardia dal rischio di un uso eccessivo che indebolisca pensiero critico e interazione umana. Studi universitari, come quelli dell’Università di Murcia, invitano a integrare queste tecnologie come supporto, non sostituto, dei processi di apprendimento, promuovendo alfabetizzazione digitale e formazione interdisciplinare per docenti e studenti.

Grecia, tra sperimentazione e polemiche

In Grecia l’intelligenza artificiale è entrata ufficialmente nelle scuole nell’anno scolastico 2024-2025, all’interno del programma governativo “Digital School”, finanziato dal Recovery and Resilience Facility. L’iniziativa prevede l’integrazione progressiva di servizi digitali per studenti, docenti e famiglie, inclusi strumenti educativi con componenti di AI. Tuttavia, modalità e criteri di utilizzo restano poco chiari.

Non esiste al momento una regolamentazione nazionale specifica sull’uso dell’AI in classe. L’adozione è lasciata in larga parte all’iniziativa dei singoli insegnanti, che segnalano un uso crescente da parte degli studenti, soprattutto di chatbot come ChatGPT per compiti e ricerche. Secondo Nektarios Kordis, membro del direttivo della federazione degli insegnanti della scuola secondaria (OLME), l’assenza di linee guida comuni genera ambiguità: “Gli studenti si affidano all’algoritmo per scrivere temi, con risposte standardizzate e superficiali”.

Il governo sostiene la necessità di una cooperazione internazionale per definire regole comuni sull’AI, tema affrontato anche in sede OCSE dal ministro dell’Istruzione Kyriakos Pierrakakis. Ma nel Paese persistono forti perplessità. Una parte della comunità educativa teme che il programma digitale possa tradursi in una riduzione del personale docente e denuncia carenze strutturali: edifici scolastici inadeguati, connessioni lente e difficoltà nella manutenzione delle dotazioni informatiche di base. In questo contesto, l’AI appare come un’opportunità ancora tutta da definire, sospesa tra innovazione annunciata e criticità operative.

*Questo articolo rientra nel progetto di giornalismo collaborativo europeo “Pulse” ed è stato realizzato con il contributo di Justė Ancevičiūtė (Delfi, Lituania), Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna), Eva Papadopoulou (EFSYN, Grecia).

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