A settembre la prima edizione

A Bukhara l’arte è un piatto che unisce: la Biennale che cambia le regole

La visione curatoriale di Diana Campbell: l’evento è una piattaforma per le generazioni future

di Maria Adelaide Marchesoni

Diana Campbell. Photography by Nafisa Parpieva. Image courtesy of Uzbekistan Art and Culture Development Foundation

5' di lettura

5' di lettura

La Biennale di Bukhara «(Recipes for Broken Hearts (Ricette per cuori infranti)» dal 5 settembre al 20 novembre presenterà oltre 70 progetti contemporanei site-specific. Ogni opera è stata concepita grazie alla collaborazione tra artigiani locali e artisti provenienti dall’Uzbekistan, dall’Asia Centrale e da tutto il mondo e sono realizzati in Uzbekistan. Con opere d’arte visiva, installazioni ispirate all’architettura, performance, poesia ed esperienze culinarie, la visione curatoriale di Diana Campbell abbraccia il riconoscimento da parte dell’Uzbekistan dell’artigianato e degli atti culinari come forme d’arte, smantellando le gerarchie attraverso un viaggio ampliato e multisensoriale. Ce ne parla in questa intervista.

Il titolo è molto accattivante può spiegarne il significato?
Facendo una ricerca sull’Uzbekistan attraverso il cibo, una parte fondamentale della comprensione di qualsiasi cultura, mi sono imbattuta in una leggenda secondo cui Ibn Sina, il padre della medicina moderna nato a Bukhara, avrebbe inventato il palov (plov, in uzbeko), il piatto nazionale a base di riso dell’Uzbekistan, come ricetta per curare il cuore spezzato di un principe che non poteva sposare la figlia di un artigiano. Mi ha commosso il ruolo della creatività nella guarigione di un cuore spezzato e mi ha spinto a fare qualcosa per risolvere il problema del fatto che la donna di questa storia fosse ridotta alla professione del padre e che nessuno dei due fosse invitato a mangiare il palov. Volevo fare qualcosa per risolvere il problema del modo in cui gli artisti vengono presentati mentre gli artigiani si riducono a essere descritti per quello che fanno - ceramista, intagliatore di legno, ecc.

Loading...

Aziza Kadyri, «Don’t Miss the Cue», installation view Biennale Venezia 2024

Come può una biennale contribuire a cambiare questa situazione? Prendendo spunto dal ruolo di Bukhara nella storia del commercio globale delle spezie ed esplorando il cibo come mezzo per costruire l’unità, in che modo il cibo diventa un mezzo emozionale nella pratica degli artisti presenti alla Biennale?
Il cibo è un viaggio nel tempo. Piango la perdita di mia nonna, ma la incontro ogni volta che mangio certi piatti. Quando mangio cibo di Guam, da cui proveniva, posso vedere come le influenze giapponesi, spagnole e messicane entrino in tutto ciò che troviamo di locale in questa minuscola isola della Micronesia, a tre ore e mezza dal Giappone. Le migrazioni forzate possono lasciare alle persone la nostalgia del sapore di casa. Poi possono inventare poi nuove ricette per ricordare il luogo da cui provengono, un po’ come la comunità coreana in Uzbekistan, trasferita con la forza da Stalin, che usa le carote uzbeke come il cavolo (che non cresce facilmente in Uzbekistan) in Corea. Siamo molto contenti di lavorare con il monaco chef coreano Jeong Kwan per esaminare il ruolo del cibo, della spiritualità e della guarigione, in relazione a questa e ad altre storie. È possibile assaporare il tempo attraverso la fermentazione e la cottura lenta, proprio come il tempo è un ingrediente necessario per guarire un cuore spezzato.

L’edizione inaugurale della biennale”, si legge nel comunicato, ”fornisce una piattaforma per le generazioni future”, attraverso quali iniziative?
L’Uzbekistan è un paese molto giovane: oltre il 60% della popolazione ha meno di 35 anni. Lavoriamo con artisti emergenti dell’Uzbekistan, molti dei quali non hanno mai lavorato con un curatore prima d’ora, sostenendoli nella realizzazione di nuovi lavori e portandoli con noi in India, Corea e altri contesti per aiutarli a conoscere altre scene artistiche emergenti, soprattutto in Asia. Abbiamo un simposio di storia dell’arte curato da un giovane dottorando uzbeko all’Università di Harvard, che sta riunendo storici uzbeki e dell’Asia centrale per scrivere la loro storia. La maggior parte dei libri che leggo sull’Asia centrale sono scritti da uomini bianchi e noi stiamo cogliendo questa opportunità per aumentare la diversità di chi viene ascoltato, letto e citato.

Dipinto di Saule Suleimenova (Kazakhstan) progetto per la Bukhara Biennial, in collaborazione con Shiru Shakar (Uzbekistan), 2025.

In che modo la Biennale di Bukhara si distingue nel calendario internazionale delle biennali d’arte?
Non si tratta di una biennale con un’apertura pesante: ci sono eventi ogni fine settimana e tutti sono invitati. È un progetto unico in cui una città viene restaurata attraverso un evento d’arte grazie alla visione di Gayane Umerova, commissario e presidente della Fondazione per lo sviluppo dell’arte e della cultura dell’Uzbekistan, e dell’architetto Wael al Awar, e gli artigiani vengono messi in condizione di non ridursi ai desideri dei turisti d’occasione, ma di elevare le loro capacità e le loro idee collaborando con gli artisti in modo più equo di quanto non accada normalmente nel mondo dell’arte, che mette in evidenza l’artista con le idee e cancella gli artefici. Abbiamo programmato la biennale in modo tale da sperare che la maggior parte delle persone possa venire durante le dieci settimane di apertura. L’inaugurazione è il venerdì sera e, grazie al calendario artistico internazionale, si può volare in Uzbekistan direttamente da Seoul, se si è lì per Frieze Seoul. La Biennale di Istanbul aprirà a metà settembre e potrete volare a Bukhara direttamente da Istanbul. Non abbiamo giorni di vernissage segreti: si tratta di un evento pubblico che anima lo spazio pubblico di Bukhara e non vediamo l’ora di accogliere tutti.

La Biennale dovrebbe sostenere l’arte nazionale, cioè l’arte della regione dell’Asia centrale?
Sì. Come per l’agricoltura, è necessario fiorire dal terreno in cui si è piantati. La maggior parte degli artisti sono uzbeki e dell’Asia centrale - e sono loro che ispirano i semi delle idee che sono cresciuti grazie al nutrimento della comunità uzbeka che ospita questa mostra. Imparo ogni giorno dai miei collaboratori uzbeki e dell’Asia centrale - e abbiamo una struttura di compensi forfettari grazie ai quali gli artisti locali e internazionali vengono pagati allo stesso modo, in modo da evitare che l’attenzione vada ai partecipanti internazionali a scapito degli artisti locali.

La Biennale metterà in luce i talenti locali. Può condividere alcuni punti salienti?
La Biennale di Bukhara mette in luce gli eccezionali talenti uzbeki. L’artista Munisa Kholkhujaeva, di base a Tashkent, presenta diverse installazioni che esplorano la guarigione e la memoria, tra cui un lampadario floreale rovesciato, una cerimonia del tè per la riflessione emotiva e un’installazione di fioriere ispirate a un mausoleo che simboleggia il rinnovamento. L’artista bukhariana Oyjon Khayrullaeva creerà sculture a mosaico di organi umani in tutti i siti della Biennale, abbinandole a ricette curative tramandate dalle nonne bukhariane. L’artista coreano-uzbeka Daria Kim esplora la diaspora coreana in Uzbekistan, animando opere di artisti della diaspora coreana e affrontando lo strazio della cancellazione per raccontare la storia della migrazione. La Biennale promuove anche collaborazioni tra artisti internazionali e artigiani uzbeki, come gli chef uzbeki Bahriddin Chustiy e Pavel Georganov che collaboreranno con l’artista Carsten Höller su un’esperienza culinaria uzbeka unica nel suo genere, mentre l’artigiano Bakhtiyor Bobomurodov e Marina Perez Simão collaborano per creare una mappa celeste a mosaico in ceramica in un caravanserraglio, ispirata al patrimonio astronomico dell’Uzbekistan. Altri artisti uzbeki presenti sono Aziza Azim, Behzod Boltaev, Gulnoza Irgasheva, Hassan Kurbanbaev, Davlat Toshev e molti altri talenti con progetti interessanti.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti