Collezionismo

A bordo di un gioiello immaginando le prime gare della 24 Ore di Le Mans

In un’officina del Devon, un business di famiglia riporta in vita le Bentley sovralimentate degli anni Venti e i modelli storici della casa automobilistica.

di Charlie Thomas

5' di lettura

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Prima della Formula Uno e della Ferrari, della Red Bull e dei contratti di sponsorizzazione multimilionari, c’erano i Bentley Boys. Nel 1923, con l’edizione inaugurale della 24 Ore di Le Mans, si diede il via a uno spettacolo destinato a diventare una delle gare più importanti nel calendario automobilistico. Di lì a poco, le case produttrici avrebbero iscritto le loro squadre per farle gareggiare nella campagna francese. Nel 1931, la griglia di partenza avrebbe incluso Alfa Romeo, Mercedes-Benz, Aston Martin e Bugatti. Ma negli anni Venti, fu la Bentley a vincere cinque delle prime otto gare. I suoi primi successi automobilistici furono in buona parte opera di un gruppo di aristocratici, avventurieri ed eroi di guerra, tra cui Frank Clement, John Duff, Woolf Barnato e Tim Birkin. Quando non facevano le ore piccole nel centro di Londra, a Grosvenor Square, pensavano solo a vincere. Sir Henry Ralph Stanley Birkin, III baronetto, era il più ingegnoso del gruppo. Nel 1928, nel mezzo di una serie di quattro vittorie consecutive della Bentley, ebbe l’idea di sovralimentare la sua auto da 4,5 litri. Nacque la Bentley Blower, una delle Bentley più famose mai prodotte. Quasi un secolo dopo, è anche l’auto più venduta da Petersen Engineering.

Bob Petersen su una Bentley Le Mans Blower da 4,5 litri del 1935 passata dalle sue officine.

Con sede in una piccola città del Devon, Petersen è diventata il riferimento per gli appassionati di Bentley d’epoca. Fondata da Bob Petersen e sua moglie Sally nel 1988 con il focus su carrozzerie e restauri, l’azienda porta avanti il lavoro che Birkin e W.O. Bentley svolsero negli anni Venti e Trenta. Ogni auto è realizzata su ordinazione: un telaio originale recuperato funge da base, tutto il resto è il prodotto di un processo di modernizzazione. Il magazzino di Petersen contiene molti pezzi d’epoca, ma spesso vengono ideati nuovi elementi che sono poi realizzati da zero. Tutto, dai sedili in pelle Connolly ai pistoni, i cruscotti, i dadi, i bulloni, viene assemblato nelle officine del Devon.

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L’azienda è stata fondata quasi per caso. Bob si era formato come grafico, ma amava armeggiare con gli attrezzi. Il primo veicolo su cui ha lavorato è stato un autobus londinese a due piani, il successivo una vecchia Bentley. «Un conoscente guidava una Bentley d’epoca per andare al pub, ma non riusciva mai a tornare a casa perché si rompeva sempre», racconta il figlio Jesse. «Così mio padre gli disse che avrebbe potuto renderla più affidabile migliorandone alcuni aspetti. Erano i primi anni Ottanta e lui la restaurò così, su due piedi: si innamorò delle Bentley, pur non essendone un grande conoscitore».

Una Bentley Le Mans Blowerda 4,5 litri e, a destra, una Bentley Coupé Embiricos da 4,25 litri del 1939, lavorata da Petersen.

Da lì le cose andarono evolvendosi rapidamente e, decidendo di dedicarsi a quest’attività a tempo pieno, Bob e Sally si trasferirono da High Wycombe al Devon. La maggior parte del lavoro è tuttora eseguita in loco, ma, essendosi ampliata, l’azienda dispone ora di officine e magazzini in una vicina zona industriale. Bob, 70 anni, è ancora molto coinvolto, anche se Jesse sta prendendo le redini dell’azienda. «All’inizio c’era solo mio padre», spiega Jesse. «Ora abbiamo 16 persone che lavorano per noi a tempo pieno. Papà sa che sta invecchiando, ma per la maggior parte delle attività è ancora lui al comando. Io e mia sorella siamo soci nell’azienda e lei si occupa, da sola, di tutti i rivestimenti interni». Ad oggi Petersen ha costruito più di 100 auto, con una produzione che arriva a un massimo di sei l’anno. «Ne abbiamo avute alcune che sono state tirate fuori da frutteti, una l’abbiamo recuperata da un lago in America», dice Jesse. «La costruzione di ogni auto richiede 18-30 mesi, con prezzi che partono da 420mila euro e possono arrivare a 720mila euro, a seconda del modello e delle personalizzazioni. Ogni vettura è realizzata in base alle specifiche del cliente e quasi tutto è possibile: abbiamo già costruito una replica della Mercedes ‘Trossi’ su un telaio Bentley».

i Bentley Boys. Seduti in macchina, da sinistra: Glen Kidston e Woolf Barnato con la loro Bentley Speed Six dopo aver vinto la 24 Ore di Le Mans nel 1930. (Photo by Fox Photos/Hulton Archive/Getty Images)

Nel 1930 Woolf Barnato gareggiò contro un treno, attraversando tutta l’Europa. La Bentley che utilizzò per la sfida divenne nota come Blue Train. «Di quel modello, ne abbiamo realizzate sei, di cui una sovralimentata». I motori possono essere sostituiti e Petersen utilizza spesso modelli più recenti, risalenti agli anni Cinquanta, che i suoi ingegneri hanno convertito in motori a iniezione diretta per renderli più affidabili. E poi ci sono le auto con motore Meteor.

«Fondamentalmente, è un motore Spitfire. I motori Meteor sono basati sui Merlin e venivano utilizzati nei carri armati, ma sono privi di sovralimentazione. Quindi li preferiamo agli Spitfire, che costano circa mezzo milione solo per il motore. Ne abbiamo costruita una così per un cliente di Sunningdale. Avevamo già fatto un’auto per lui e ci ha detto: “Che ne dite di montare un motore Meteor?”. Alcuni avevano già realizzato auto Meteor, ma questo cliente voleva una replica della Bentley Blower con il motore Meteor da 27 litri. Siamo riusciti a far entrare il motore in qualche modo. Ci sono voluti circa quattro anni per costruirla. Terminata la costruzione, il programma tv Top Gear è venuto a saperlo e le ha dedicato una puntata. Chris Evans ne è poi diventato proprietario. L’ha comprata dopo lo show, per poi rivenderla a Jay Leno».

La pilota Mildred Mary Bruce alla guida di una Bentley Blower nel 1929. (Photo by Apic/Getty Images)

Altre richieste particolari? «Ne abbiamo avute alcune, ma nessuna assurda. Ci sono persone che vogliono inserire una piccola cassetta di sicurezza sotto la moquette. Abbiamo costruito un’auto che è stata spedita in Messico, un progetto lunghissimo, che si è protratto due anni più del dovuto. Ci dovevano essere portiere elettriche, finestrini elettrici e aria condizionata, piccoli dettagli sugli interni e pannelli delle portiere in pelle di coccodrillo albino. Abbiamo detto al cliente che avremmo potuto farli in pelle marrone: con il coccodrillo aveva superato il limite», sorride.

Una Bentley Birkin Blower del 1935, lavorata da Petersen.

Circa il 90 per cento delle auto costruite da Petersen sono Bentley Blower “Specials”. Vedendo una Blower da 4,5 litri realizzata da Petersen accanto a una Birkin originale degli anni Venti, è difficile distinguerle, ma osservando attentamente si possono notare alcune differenze. La maggior parte delle vetture Petersen è dotata di freni a disco moderni, nascosti sotto coperture che sembrano tamburi originali. Se si esaminano i motori da 4,5 litri a sei cilindri Serie R, ci si imbatte in alberi a camme, pistoni, volani, alberi a gomito e frizioni rinforzate progettati da Petersen, tutti potenziamenti dei componenti originali. Gli interni sono praticamente di lusso. «Montiamo prese Usb sotto il cruscotto e prese per ricaricare il telefono», dice Jesse. «La maggior parte delle nostre auto ora ha i sedili riscaldati». Che cosa si prova alla guida? «È la forma di automobilismo più pura: non ci sono né il parabrezza, né la protezione di una normale decappottabile, quindi si è esposti agli elementi. Si può godere a pieno del rombo del motore. E la cosa migliore sono tutte le facce felici che si incontrano: si fa sempre sorridere qualcuno. Se guidi una Ferrari, nessuno si ferma per farti passare a un incrocio. Se guidi una macchina del genere, ti fanno un cenno entusiasta di passare».

AL VOLANTE PETERSEN ENGINEERING, bobpetersenengineering.co.uk.

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