Hotel Collection

A Bangkok 150 anni fa iniziava l’avventura Mandarin Oriental

L’albergo è nell’Olimpo dell’alta ospitalità, aggiudicandosi nel 2025 il settimo posto dei 50 Best Hotel of the World

di Sara Magro

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Quando arrivi al Mandarin Oriental di Bangkok percepisci al volo la sua grandeur. Ora al settimo posto dei 50 Best Hotel of the World. Il portiere in livrea apre la porta dell’auto con la cortesia d’altri tempi. Entri ti guardi intorno, e respiri la storia, anche se è tutto perfetto come se l’hotel avesse aperto ieri. Nella lobby c’è gente seduta, come nel salotto di casa, sotto chandelier in midollino intrecciato. L’atmosfera è coloniale a tratti, contemporanea con il via vai internazionale, rilassata sulle terrazze e attorno alla piscina. Sempre contemplativa, perché da ogni angolo compare la metropoli che si barcamena tra il passato di long-tail boat in legno e il presente di grattacieli e centri commerciali come a Tokyo e New York.

I 150 anni del Mandarin Oriental di Bangkok

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Un hotel che racconta la Thailandia

Ogni piano ha un maggiordomo. Quando esci dalla camera, spaziosa, con vista sul fiume Chao Phraya, saluta, chiede se serve qualcosa e ti scorta fino all’ascensore. Nei corridoi, sono disposti oggetti e libri che raccontano la Thailandia. La colazione è un banchetto festoso: frutta fresca, salumi, pani, torte, uova espresse, riso bianco e una carrellata di cibi cotti. Per andare alla spa, sull’altra riva, si prende il barchino a forma di drago e in pochi minuti ci si consegna a un mondo antico fatto di rituali e gesti sapienti che fanno star bene. Difficile scegliere tra dodici ristoranti, ma due sono imprescindibili: La Normandie con le due stelle Michelin di Anne Sophie Pic e la China House con il recente arrivo di Fei, uno dei migliori chef cinesi. Qui si raccomanda un dress code compito, mentre di giorno non sono previste formalità. Davanti Bamboo Bar, c’è un tizio che beve uno Shooting Star, il drink della casa, fuma il sigaro e scorre le notifiche che arrivano da Occidente dove è ancora orario di lavoro. Quando è ora di partire, pensi già a quando tornerai, perché a malapena hai respirato la storia e la vita di questo hotel che sembra una porzione di villaggio globale, dove tutto funziona.

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Una storia iniziata nel 1863

In effetti, quando si parlava della proverbiale ospitalità dell’Est, il Mandarin Oriental di Bangkok era sempre il primo esempio. Almeno, così sostenevano Marlon Brando, Elizabeth Taylor, Audrey Hepburn, la principessa Diana. E di hotel ne avevano visti. La sua storia è iniziata nel 1863, quando due capitani americani – Atkins Dyer e William West – avviarono una semplice “rest house” sul fiume per ospitare i primi stranieri, mercanti, businessmen, diplomatici. Peccato che un incendiò la distrusse due anni dopo e al suo posto, nel 1876, aprì le porte The Oriental, una nuova struttura realizzata da tre danesi – Hans Niels Andersen, Peter Andersen e Frederick Kinch – con l’intenzione di farne il primo grand hotel dagli standard internazionali di Bangkok e della Thailandia. Le previsioni erano corrette: l’Oriental diventò subito il punto di riferimento dei viaggiatori occidentali e con l’avvicendarsi dei proprietari – da madame Maria Maire all’inizio del Novecento all’imprenditore italiano Giorgio Berlingieri tra gli anni Sessanta e Ottanta, il servizio migliorò fino a diventare leggendario, per l’afternoon tea nella Authors’ Lounge, i concerti jazz del Bamboo Bar, i massaggi divini, e un’infinità di aneddoti. Per esempio il drammaturgo britannico Noël Coward, habituè negli Trenta, scriveva avvolto in una vestaglia di seta, bevendo champagne dalla prima colazione e pretendeva fiori freschi ogni giorno, il tè sempre alla stessa ora e silenzio assoluto in corridoio. Addestrati al sacro rispetto della privacy, i camerieri diventavano complici magnanimi delle fissazioni degli ospiti. Erano il punto di forza dell’Oriental dove succedeva tutto. Durante la seconda guerra mondiale, era uno dei pochi luoghi sicuri dove diplomatici e agenti segreti potevano incontrarsi. Si diceva che a ogni tavolo potesse nascondersi una spia, e il personale aveva l’ordine di non fare domande e non ascoltare le conversazioni. La discrezione è sempre stata dote dello staff, rigorosamente in cravatta, perlopiù thailandese e duraturo: c’è chi ha prestato servizio per 30, 40, addirittura 60 anni mettendo in luce una cultura di continuità e familiarità, difficilmente eguagliabile. Forse, il patrimonio più importante di questa storia fatta di gentilezze, attenzione e fedeltà. Il più recente capitolo di questo monumento è cominciato nel 1974, quando il 49% dell’Oriental fu acquisito dalla holding che già possedeva The Mandarin, altro lussuoso hotel di Hong Kong. Era il primo passo della nascita, nel 1985, di Mandarin Oriental, un nuovo gruppo che oggi ha un portfolio di 33 hotel, resort e residenze straordinarie in tutto il mondo.

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