Lega, niente nuove nomine. Salvini e Zaia restano distanti
La linea di rinnovamento del segretario passa dalla squadra, dall’organizzazione e dai temi. Chi è vicino all’ex Doge è convinto che Zaia non accetterà la nomina a vice-segretario senza una rifondazione del partito su base federale, che consenta alle istanze del Nord di essere maggiormente rappresentate (con annesso un congresso che certifichi il cambio di statuto).
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I punti chiave
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Nessun cambio di pelle. Nessun via libera a un Carroccio rifondato su base federale (una Lega nazionale con una costola “nordista” dotata di larga autonomia, sul modello bavarese della Cdu-Csu) come auspicato dall’ex Doge Luca Zaia. Ma anche la determinazione a «valorizzare il grande impegno degli amministratori (apprezzati in tutti i territori) all’interno del partito» come recita la nota ufficiale finale. Matteo Salvini prova a fare sintesi alla fine del consiglio federale del partito. Tre ore di confronto “franco” nella sala del gruppo alla Camera con gli stati maggiori della Lega (tutti in presenza), durante le quali non sono mancati i toni accesi. Con il governatore lombardo Fontana che a un certo punto si alza e va via.
Nuova riunione mercoledì
Di fronte all’offensiva di Vannacci e al calo nei sondaggi, Salvini ha bisogno di rianimare il partito per evitare di restare sotto il 10% alle elezioni politiche. La linea di rinnovamento del segretario passa dalla squadra, dall’organizzazione e dai temi. Nel dettaglio se ne riparlerà in una nuova riunione del “federale” mercoledì prossimo. Con l’obiettivo di trovare una quadra al ritiro del 4 e 5 luglio a Treviso. Nessuna nuova nomina per ora, anche se non è escluso che la proposta di un ruolo come vicesegretario per Zaia sarà formalizzata a breve.
L’offensiva dell’ala “nordista”
L’ala nordista (dai governatori Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga, vicini alle posizioni di Zaia, ai capogruppo Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari) sollecita però al segretario, con sfumature diverse, un cambio di passo deciso. Il timore altrimenti è che la Lega rischi una disfatta quando si tornerà al voto. Al leader viene rimproverata un’immagine appannata, stretto com’è tra Vannacci e Meloni.
Il pressing per un ritorno in questa legislatura al Viminale
Di qui la richiesta di una maggiore visibilità e protagonismo. Nella riunione si parla apertamente di un ritorno di Salvini al Viminale in questa fine di legislatura, perché «sulla sicurezza il governo sta facendo molto ma serve un politico che sappia spiegare i risultati portati a casa». E c’è chi insiste per una maggiore incisività nell’azione politica, sul fisco, sulle pensioni, su misure come la Zes estesa anche al Nord, sulla realizzazione delle infrastrutture, perché «se alle opere pubbliche mancano le risorse, bisogna trovarle».
Le richieste di Zaia
Ma forte è anche il pressing per un radicamento maggiore sui territori. «Dobbiamo puntare sul rinnovamento del partito e tornare a rilanciare la questione settentrionale che è nel Dna della Lega» incalza Zaia nel suo intervento. Il ragionamento è che la sfida al centrosinistra e a Vannacci, considerato incompatibile con i valori della Lega, si porta avanti con pragmatismo sulle cose concrete, come la tutela di partite Iva e Pmi. Chi è vicino all’ex Doge è convinto che Zaia non accetterà la nomina a vice-segretario senza una rifondazione del partito su base federale, che consenta alle istanze del Nord di essere maggiormente rappresentate (con annesso un congresso che certifichi il cambio di statuto). Uno schema che i “salviniani” temono sia un cavallo di Troia per scippare la leadership all’attuale segretario. Insomma tra Salvini e Zaia le posizioni restano distanti. La partita è aperta. L’esito non scontato.








