Art Index

Per il mercato dell’arte europeo ora è possibile una svolta

Sda Bocconi e Ckgsb, dopo gli indici sui prezzi delle aste ripetute, lanciano il monitoraggio del Sentiment per misurare la fiducia del mercato, che intanto si sposta nel Golfo

di Maria Adelaide MarchesoniMarilena Pirrelli

Louis Vuitton x Takashi Murakami ad Art Basel Paris, 2025 © Adrien Dirand - Louis Vuitton Malletier

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È ampiamente riconosciuto che l’investimento in opere d’arte rappresenti al contempo un’arte e una scienza. In modo analogo, i recenti progressi nella data science stanno contribuendo a rendere gli indici del mercato dell’arte strumenti sempre più efficaci per l’analisi delle dinamiche e delle tendenze del settore. Pur non potendo catturare in modo esaustivo la complessità dei fattori che influenzano la valutazione delle opere, tali indici assumono un ruolo crescente nel supportare gli investitori nella comprensione del mercato. Per i collezionisti privati, essi costituiscono un riferimento utile per individuare trend emergenti, analizzare correlazioni con altre asset class e formulare decisioni di investimento più informate relative al possesso e alla gestione di opere d’arte.

Manarat Al Saadiyat, spazio per l’arte e la cultura, dove dal novembre 2026 sbarcherà Frieze Abu Dhabi

Una figura di riferimento nello sviluppo di approcci quantitativi per l’analisi del mercato dell’arte è Jianping Mei, professore di Finanza presso la Cheung Kong Graduate School of Business (CKGSB) di Pechino. Mei è noto insieme a Michael Moses per la creazione nel 2001 degli indici del mercato dell’arte, dal 2016 diventati Sotheby’s Mei Moses. Nel complesso, l’attività di ricerca di Mei e Moses ha avuto come obiettivo incrementare la trasparenza, la standardizzazione e la misurabilità del mercato dell’arte, tradizionalmente caratterizzato da opacità informativa e assenza di benchmark consolidati. «Insieme con i professori Andrea Rurale e Brunella Bruno della SDA Bocconi – racconta Mei, di passaggio a Milano per presentare il nuovo sviluppo della ricerca condotta sugli MM Continental Art Indices – abbiamo studiato e analizzato il mercato con l’obiettivo di garantire uniformità e coerenza nella qualità dei dati, così da poter basare le decisioni su elementi realmente oggettivi».

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MM ITALIAN ART SENTIMENT INDEX

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Misurare la fiducia del mercato

Dopo il lancio, lo scorso luglio di questi Art Indices — progettati per offrire una visione sistematica e data-driven dei trend di lungo periodo dei prezzi in Asia, Europa e Americhe — questo nuovo sviluppo sposta l’attenzione sulle dinamiche specifiche dei singoli paesi europei, tracciando le traiettorie di Italia, Francia, Germania e Regno Unito. I nuovi MM European Country Art Price & Sentiment Indices nascono con l’obiettivo di esplorare il sentiment del mercato, un concetto familiare al mondo finanziario che, negli ultimi anni, ha trovato crescente applicazione anche nel mercato dell’arte. L’intento è quello di offrire uno sguardo più profondo sul comportamento dei collezionisti e sulle aspettative future del settore, in relazione al contesto economico e congiunturale. Gli indici si basano su 19.258 vendite ripetute tra il 1873 e il 2025, riguardanti 3.821 artisti nati in Europa - 811 in Francia, 619 nel Regno Unito, 636 in Italia e 387 in Germania - passati in asta da Sotheby’s, Christie’s e Phillips a Londra, Parigi, Milano, Amsterdam, Colonia, New York, Hong Kong e Dubai e avranno un aggiornamento periodico di quattro o sei mesi.

Cosa ci aspetta

Secondo la ricerca, i periodi di forte fiducia — come quello tra il 2000 e il 2008 — sono stati segnati da una spiccata competitività nelle aste e da una conseguente rapida crescita dei prezzi. Al contrario, dopo la crisi del 2008, il sentiment ha subito un lungo declino, toccando i minimi nel 2020, anno della pandemia, e nel 2024, condizionato da tassi d’interesse elevati. Oggi, tuttavia, i dati lasciano intravedere un cauto ottimismo: a partire dalla primavera di quest’anno si registra un “disgelo” del sentiment con il più forte aumento dei prezzi dell’arte europea in oltre un decennio con possibili punti di svolta. L’indice tedesco ha mostrato la crescita più netta, sovraperformando la media europea, sebbene con una maggiore volatilità, tra il 2000 e il 2025, seguito da segnali di ripresa nei mercati italiano e francese. Un segnale, forse, di rinnovata fiducia nella vecchia Europa?

Le fiere e le aste di questo autunno in Europa - da Frieze ad Art Basel Paris alle aste di Londra e Parigi - hanno mostrato una grande attività dei collezionisti giunti anche dalle Americhe e dall’Asia e, soprattutto, dal Medio Oriente dove gli investimenti in cultura e arte sono estremamente vivaci per rendere sempre più accogliente e attrattiva l’area, dove sia ArtBasel che Frieze stanno puntando per inaugurare il prossimo anno fiere: la prima a Doha dal l 5 al 7 febbraio, la seconda ad Abu Dhabi a novembre. Il mercato si sposta verso il Golfo l’Europa saprà cogliere l’opportunità?

I collezionisti intanto esprimono fiducia sul mercato: la fresca di stampa «Survey of global collecting 2025 » di Clare McAndrew di Arts Economics per Art Basel & Ubs ha interrogato il suo ampio panel di collezionisti sul futuro - 3.100 collezionisti HNW, incluse 1.575 donne in 10 mercati chiave: Stati Uniti, Regno Unito, Cina continentale, Hong Kong, Francia, Svizzera, Germania, Giappone, Brasile e Singapore - e ha rivelato che il 40% degli HNWI prevede di acquistare più opere d’arte nei prossimi 12 mesi (in leggero calo rispetto al 43% del 2024 e al 54% del 2023), mentre le intenzioni di vendita scendono al 25% (dal 55% del 2024), suggerendo una maggiore stabilità del mercato. Quasi la metà di chi intende acquistare spera di comprare un dipinto, mentre altri settori desiderati sono la scultura (37%), l’arte digitale (23%) e la fotografia (21%). Aumenta su base annua poi la volontà di coloro che sperano di acquistare oggetti di design e da collezione, con il 37% che punta su oggetti d’antiquariato, il 33% su arte decorativa, il 32% su gioielli e pietre preziose (il doppio rispetto alla percentuale registrata nel 2024) e il 27% su orologi. Ancora una volta si conferma nelle intenzioni di venditori e compratori la volontà di far affluire una maggiore liquidità sui beni di lusso da collezione rispetto alle potenziali transazioni sull’arte.

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