Per l’industria del farmaco la spinta del made in Italy
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La farmaceutica italiana continua a macinare record grazie alla spinta straordinaria delle esportazioni che ormai vale oltre il 10% di tutto l'export manifatturiero italiano, come ha ricordato anche l'Istat nei giorni scorsi. E lo fa anche grazie ai “magnifici 13” del nostro made in Italy del farmaco: le 13 principali imprese a capitale italiano - le cosiddette “Fab13” - che insieme a un nutrito gruppo di aziende terziste e ai numerosi gruppi multinazionali presenti nel nostro Paese trainano questa eccellenza, ormai un asset del Paese, che arriva ovunque nel mondo e che se valeva 19,2 miliardi di esportazioni nel 2019 ha raggiunto i 53,8 miliardi nel 2024 e potrebbe chiudere il 2025 superando ampiamente i 70 miliardi, tanto che i medicinali nei primi 9 mesi dell'anno scorso - nel pieno delle turbolenze geopolitiche internazionali - hanno superato per attivo commerciale con l'estero prodotti simbolici del made in Italy come vini, auto sportive o cantieristica. Numeri che brillano ancora di più tra le Fab 13 che - come mostra il rapporto della Fondazione Edison presentato ieri alla Camera - nel 2024 hanno visto aumentare i ricavi del 12%, raggiungendo i 18,9 miliardi di euro aggregati (erano 12,7 solo tre anni prima) con la componente estera in crescita del 14%, anche se il mercato domestico è salito solo del 2% a causa della stagnazione della domanda nazionale. Corrono poi le esportazioni delle Fab 13 che hanno fatto registrare un +16% rispetto al 2023, molto più di quanto è cresciuto l'export totale di prodotti farmaceutici dell'Italia (+10%). A doppia cifra anche gli investimenti totali (al netto di acquisizioni di aziende, prodotti e licenze) che sono cresciuti del 21%, con al loro interno gli investimenti in Ricerca e Sviluppo pari a 1,4 miliardi, in progresso del 27%. Gli occupati sono cresciuti del 3% rispetto al 2023: +2% in Italia; +4% all'estero.
Ecco proprio l'occupazione e la presenza in Italia raccontano bene la traccia che lasciano questi magnifici 13 che sono Alfasigma, Abiogen Pharma, Angelini Pharma, Chiesi Farmaceutici, Dompé Farmaceutici, I.B.N. Savio, Italfarmaco, Kedrion, Menarini, Molteni, Neopharmed Gentili, Recordati e Zambon. Le Fab13 occupano il 22% degli addetti dell'intera industria farmaceutica in Italia. Gli occupati risultano complessivamente 50.400 circa, di cui oltre 35mila all'estero (70%) e 15mila in Italia (30%). Di questi, la metà sono donne. La percentuale di laureati e diplomati supera l'80% e oltre il 90% dei dipendenti sono assunti a tempo indeterminato. I 13 Big del made in Italy del famaco contano poi 65 siti produttivi, di cui 29 in Italia, e 51 centri di R&S in tutto il mondo, con un'estesa rete di filiali (in totale sono 289) che supportano le operazioni globali dell'intero gruppo.
Per Alberto Chiesi, Presidente Industrie Farmaceutiche italiane – Fab13: “Questo studio è una testimonianza concreta di come l'imprenditoria italiana trasformi la ricerca in benessere per milioni di persone e in motore per la nostra economia. In un'epoca di crisi globali, queste imprese dimostrano che l'Italia è leader nell'innovazione, con un export farmaceutico che compete con i giganti mondiali”. E se Massimo Garavaglia, Presidente della Commissione Finanze del Senato, ha puntato il dito contro il payback che “va superato perché frena gli investimenti” il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha definit0 le Fab13 “come ambasciatori dell'industria italiana nel mondo” e “un modello di sviluppo che ha saputo trasformare alcune peculiarità del sistema italiano in leve di competitività e di crescita”. “Siamo consapevoli dell'importanza del settore: per questo - ha concluso il ministro - abbiamo avviato da subito un Tavolo dedicato al comparto raccogliendo indicazioni, poi confluite anche nel Libro bianco di politica industriale di prossima pubblicazione”.









