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Una fabbrica di cellule staminali del sangue capaci di curare malattie micidiali come le leucemie, evitando i trapianti di midollo osseo, ma anche altre forme di tumore. Per anni considerato una sorta di Sacro Graal della medicina ora questo sogno considerato irraggiungibile sembra più vicino grazie agli studi in collaborazione tra il laboratorio di Andrea Ditadi presso il San Raffaele Telethon Institute for Gene Therapy di Milano e quello di Christopher Sturgeon presso il Black Family Stem Cell Institute del Mount Sinai Hospital di New York che ha permesso di identificare il ruolo dell'acido retinoico, noto anche come vitamina A, nel guidare e favorire la generazione delle cellule staminali del sangue in laboratorio. Una alleanza scientifica d'eccellenza questa che si è aggiudicata il premio Aspen 2026 di 40mila euro per la collaborazione tra Italia e Stati Uniti. Un riconoscimento, nato oltre 10 anni fa, assegnato ogni anno a una ricerca nell'ambito delle scienze naturali, teoriche o applicate, frutto della collaborazione tra scienziati e organizzazioni delle due sponde dell'Oceano che ieri ha visto la consegna del premio ai due vinctori nella sede di Roma dell'Istituto per l'internazionalizzazione della leadership e per le relazioni transatlantiche.
Nonostante le recenti difficoltà della ricerca scientifica negli Usa, la collaborazione internazionale resta un caposaldo, osserva Angelo Maria Petroni, segretario generale di Aspen Institute Italia. “Abbiamo istituito questo premio ben prima di cambiamenti politici in Usa e mi auguro che l'attuale ridimesionamento delle collaborazioni internazionali sia un fenomeno transitorio. Anche a livello europeo - rileva - la ricerca ha ancora un carattere molto nazionale: nonostante sia finanziata dall'Ue, non si è creata una ricerca europea. Collaborare significa fare la stessa cosa congiuntamente perchè a parità di risorse si riescono a fare cose più importanti e si rafforzano i rapporti fra i Paesi”. E' questa la collaborazione che ha permesso al gruppo di Ditadi e a quello di Sturgeon di identificare l'acido retinoico come il fattore capace di trasformare le cellule indifferenziare in staminali del sangue. Questa scoperta è infatti nata dal confronto tra osservazioni indipendenti ma complementari condotte nei due laboratori, tra i pochi al mondo a condurre questi studi. I risultati, come tessere di un puzzle, hanno permesso di individuare con precisione il momento esatto in cui introdurre questo segnale – l'acido retinoico – per favorire la formazione delle cellule staminali del sangue in laboratorio. “Adesso la sfida è riuscire a produrle su larga scala”, spiega Andrea Ditadi del Tiget. “Sapevamo che la vitamina A è essenziale e quindi avevamo la chiave, ma non sapevamo quale porta aprire”, aggiunge lo scienziato. La scommessa era infatti trovare le cellule giuste che reagiscono alla vitamina A e individuare il momento giusto in cui somministrarla per trasformarle in staminali del sangue. I ricercatori hanno trovato le risposte e tutto sembrava corretto, ma una volta trasferite nei topi le cellule non si replicavano. Solo dopo un anno e mezzo un gruppo di ricerca della Monask University di Melbourne ha dimostrato che i risultati erano corretti: si trattava solo di aspettare un altro po' prima di trasferire le cellule perché diventassero staminali ematopietiche. “Ottenere le staminali del sangue in laboratorio è stato a lungo il Sacro Graal della medicina perché significa poter curare chi ha bisogno di un trapianto di midollo osseo. Ora - conclude Ditadi - si aprono prospettive avvenistiche, ma la difficoltà è ottenere le cellule su larga scala: una cosa fattibile nelle reti accademiche e delle aziende biotech interessate a entrare in questo campo”.






