« Per l’ecosistema dell’innovazione serve il legame con l’industria»
Marco Gay. Presidente Ui Torino e Presidente esecutivo e socio di Zest
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«Torino ha una vivacità nel settore delle tecnologie e dell’innovazione, è stata Capitale dell’innovazione europea, c’è fermento sul tema in particolare della Tecnologia industriale e dell’industria tecnologica che arriva in maniera prepotente dal mondo delle start up e dall’ecosistema dell’innovazione che in questa città, posso dire, inizia a esserci in maniera robusta». È l’analisi di Marco Gay, presidente degli industriali di Torino e, come imprenditore, presidente esecutivo e socio di Zest, player europeo focalizzato sul sostegno all’Innovazione e leader nei finanziamenti early-stage & seed, nell’accelerazione di start up, nell’Open Innovation e nel Corporate Venturing.
«La manifattura - aggiunge - è strettamente collegata alla nostra capacità di fare innovazione come pure la ripartenza di certi settori industriali è strettamente collegato al fatto che qui ci sia innovazione». Superare, dunque, l’atavico scontro e confronto tra la fabbrica e la tecnologia, industria e servizi. «Un racconto superato da quello che sta succedendo e Torino rappresenta in maniera efficace il binomio tra questi due mondi» dice Gay.
Torino dunque è in cammino in questa direzione, quali le condizioni abilitanti della città?
C’è chi vede Torino come un luogo dove hai l’industria, il Politecnico e le Università, tante attività di accelerazione e incubazione, luoghi e spazi dove il sapere e la tecnologia sono di casa. Il mix è rappresentato dalla presenza di persone che sviluppano l’innovazione nella ricerca, dalle start up che magari non arrivano dalla ricerca ma qui trovano quell’ecosistema su cui crescere, infine dall’industria che offre la possibilità di scaricare a terra innovazione e trasferimento tecnologico. Tutto questo, in un ambito nel quale i capitali e gli investimenti in capitale di rischio iniziano a muoversi e a essere presenti.
Il tema dei capitali resta un tema critico?
Si, ma le Ogr Tech, la presenza di fondi che si insediano e di investitori, la stessa Zest che investe sul territorio con due programmi di accelerazione e crescerà nel tempo. Si tratta di punti di riferimento importanti in un ecosistema che sta crescendo. Parlo di una vivacità che permette di avere oggi molte realtà in città, anche se non di grandi dimensioni, che contribuiscono ad un processo e che fanno pensare: “A Torino sta succedendo”. Certo, ci sono poi le visioni di chi dice che potrebbero esserci realtà più grandi, più concentrate, ma il fatto che ci sia una tale vivacità, che nascano iniziative, sperimentazioni sempre più concrete, è davvero un valore aggiunto.
Torino ha una sua attrattività?
Sì, a partire dal fatto che è una città oggettivamente accogliente anche perché è un melting pot industriale e culturale. La vivacità di Torino magari non è così visibile dall’esterno, perché non si comunica con enfasi. Anche perché questo è un territorio ha il peso di una industria metalmeccanica che sta facendo fatica, legata al mondo dell’auto.



