Germania

Cent’anni di rivoluzione Bauhaus visti da Dessau

Un secolo fa la straordinaria scuola guidata da Gropius approdava nella città della Sassonia-Anhalt: ecco come rivivere la magia Bauhaus a tutto tondo

di Enrico Marro

Il celebre complesso della scuola Bauhaus a Dessau, costruito tra il 1925 e il 1926.

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Prendete una macchina del tempo e volate cent’anni fa a Dessau, nel cuore della rivoluzione Bauhaus.

La Prellerhaus, lo studentato Bauhaus con 28 camere da 24 metri quadrati ciascuna progettato da Walter Gropius e integrato nel complesso della scuola di Dessau: oggi è possibile trascorrerci una notte rivivendo l’esperienza dei “bauhauser” di cent’anni fa.

Per poche decine di euro (da 55 a 75 a notte) oggi è possibile vivere un’esperienza da vero “bauhauser”, in una delle 28 camere da 24 metri quadrati (con arredi originali) dove dormirono gli allievi della straordinaria scuola guidata da Walter Gropius.

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Una foto storica di una delle camere dello studentato Bauhaus: disponibili a prezzi contenuti (da 55 a 75 euro a notte), le stanze oggi riaperte al pubblico raccolgono arredi in buona parte originali.

Dessau, la città manifesto Bauhaus

Fondata nel 1919 a Weimar da dove venne “espulsa” dai nazisti, Bauhaus approdò cent’anni fa a Dessau, nella splendida ma poco conosciuta Sassonia-Anhalt, regione tedesca col record di patrimoni Unesco (non lontana da Berlino).

Il complesso Bauhaus di Dessau: Gropius non voleva dargli una facciata, ma l’immensa e rivoluzionaria vetrata dell’ala laboratori è diventata l’icona della scuola (foto Thomas Meyer)

Nella cittadina sassone troviamo innanzitutto il complesso della scuola disegnato da Gropius, trionfo della filosofia Bauhaus: la forma diventa subordinata alla funzione in un approccio rivoluzionario che punta alla trasversalità delle arti e all’integrazione con la tecnologia industriale. Nel nome della sperimentazione totale.

Una scuola rivoluzionaria

A guardarlo oggi, cent’anni dopo, il complesso Bauhaus patrimonio Unesco non mostra una ruga.

Galleggia lieve nello spazio con il telaio d’acciaio, le smisurate finestrature, gli edifici compenetrati, l’estetica industriale, il lettering avveniristico della scritta “Bauhaus” in un’epoca in cui dominava il gotico.

Un dettaglio del complesso costruito tra 1925 e 1926, con la scritta «Bauhaus» dal lettering così innovativo in un periodo in cui in Germania dominavano i caratteri gotici (foto Thomas Meyer).

Il capolavoro di Gropius, vero e proprio manifesto del movimento, è scomposto nelle varie parti funzionali: in tutto cinque corpi di fabbrica, tra cui lo studentato oggi aperto al pubblico, che magicamente si ricompongono (anche con ponti a due piani) in modo lineare senza un punto di vista privilegiato.

L’architetto e designer berlinese infatti non voleva una “facciata”, ma l’immensa e rivoluzionaria vetrata dell’ala laboratori è diventata l’icona della scuola: leggera, trasparente, essenziale.

Con Bauhaus la forma diventa subordinata alla funzione: è un approccio rivoluzionario che punta alla trasversalità delle arti e all’integrazione con la tecnologia industriale (foto Thomas Meyer).

Anche all’interno domina il funzionalismo.

Dai futuribili radiatori grigio acciaio sospesi sui muri all’assenza di colore, dall’auditorium alla mensa fino allo studio di Gropius: ogni piega del complesso è sobria, lineare, tecnologicamente armoniosa.

Un gruppo di allievi Bauhaus su uno dei balconi della Prellerhaus, lo studentato in cui oggi è possibile trascorrere una notte da vero “bauhauser”.

A partire dalle sedie. La celebre Wassily Chair in tubolare d’acciaio, disegnata da Marcel Breuer nel 1925, nacque osservando le più avanzate tecnologie di produzione aeronautica della Junkers.

Klee, Kandinsky e le Ville dei Maestri

Poco lontano, immerse nella natura, ecco le silhouette cubiche delle bianche “Ville dei Maestri”.

Due delle Ville dei Maestri (quelle di Gropius e di Moholy-Nagy), distrutte dai bombardamenti durante la guerra e ricostruite nel 2014 in questa “reinterpretazione” dello studio Bruno Fioretti Marquez Architekten di Berlino.

A disegnarle fu sempre Gropius, che le destinò ai big della scuola: nelle bifamiliari vissero tra gli altri Paul Klee, Wassily Kandinsky e Oskar Schlemmer, assieme alle loro famiglie. Un concentrato di creatività unico.

L’ampia villa bifamiliare che ospitò Paul Klee e Wassily Kandinsky con le loro famiglie.

Ma un po’ tutta Dessau è accarezzata dalla mano degli architetti Bauhaus.

Ci sono i condomini progettati da Hannes Meyer, l’iconico ufficio di collocamento semisferico di Gropius e l’originale ristorante Kornhaus che ancora oggi abbraccia l’Elba, disegnato da Carl Fieger.

La Kornhaus, locale Bauhaus disegnato da Carl Fieger nel 1929 sulle rive dell’Elba: ancora oggi ospita un ottimo ristorante con specialità locali (foto Felix Meyer).

Dopo aver passato decenni terribili - dall’avvento del nazismo che nel 1932 chiuse la scuola ai bombardamenti fino al comunismo targato Ddr - oggi gli edifici sono tornati agli antichi fasti grazie ad attenti restauri.

Dal 2019, poi, Dessau ospita anche il Museo Bauhaus: raggruppa qualcosa come 49mila oggetti, la più grande collezione al mondo.

Il Museo Bauhaus, inaugurato a Dessau nel 2019 su progetto dello spagnolo González Hinz Zabala: raggruppa qualcosa come 49mila oggetti, la più grande collezione al mondo (foto di Danny Kurz).

Le celebrazioni del centenario

Vale davvero la pena di ammirarli di persona, questi capolavori, in particolare nell’anno del centenario.

Le celebrazioni proseguiranno per tutto il 2026 alternando mostre, concerti ed eventi di ogni tipo.

Tante le celebrazioni previste per il centenario di Bauhaus a Dessau: mostre, concerti ed eventi (foto di Michael Deutsch).

La sorprendente Magdeburgo

Ma la Sassonia-Anhalt non è solo Bauhaus: le attrattive per ogni tipo di palato non mancano. A partire dalla capitale Magdeburgo, prussiana nell’anima, città natale di Telemann nonché quarto centro più verde della Germania.

Il municipio di Magdeburgo, città natale di Telemann nonché quarto centro più verde della Germania (foto di FelixPaulin).

Sfoggia tra l’altro la più antica cattedrale gotica in terra tedesca (consacrata nel 1363) e il folle complesso rosa Green Citadel, inaugurato nel 2005 nel luogo dove sorgeva un orribile palazzone Ddr.

La cattedrale di Magdeburgo, la più antica in terra tedesca: venne consacrata nel 1363 (foto di Nilz Böhme).

Wörlitz: parco, palazzi e vulcano artificiale

Chi ama il Settecento non può invece perdersi il “Regno giardino” di Wörlitz, il più grande parco all’inglese d’Europa.

Lungo 25 chilometri, ispirato alla filosofia di Rousseau e all’estetica di Winckelmann, ospita innumerevoli gioielli architettonici: dallo splendido palazzo neoclassico con i suoi Rubens e Canaletto alle chiese neogotiche e a Villa Hamilton, gemella minore di quella di Posillipo.

Il “Castello di Wörlitz”: ultimato nel 1773 per Leopoldo III all’interno del Regno giardino, rappresenta il primo palazzo neoclassico in terra tedesca.

La chicca di Wörlitz? Il più grande vulcano artificiale d’Europa, costruito nel Settecento per volere del “duca filosofo” Leopoldo III dopo un viaggio a Napoli.

Un pirotecnico “Vesuvio tedesco” di due secoli e mezzo fa. Perfettamente funzionante ancora oggi.

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