I primi effetti delle spirali di dazi decisi o minacciati sono oltretutto già visibili, oltre che negli allarmi di dirigenti del settore, nell’incertezza che cresce e porta le imprese a riesaminare progetti. Considerano aumenti di prezzi, ripensamenti delle catene produttive e rinvii di investimenti, negli stessi Stati Uniti, in attesa di maggior chiarezza. «Indipendentemente dai tempi, dazi generalizzati avrebbero un enorme impatto sull’industria dell’auto» ha ammonito ancora S&P Global Mobility. «Nei fatti nessuna casa costruttrice nè alcun fornitore di componenti» sarebbe risparmiato. E Wells Fargo ha calcolato che tariffe tra il 5% e il 25% su Messico e Canada costerebbero da sole alle aziende miliardi: tra i 13 e i 56 miliardi l’anno sommando l’effetto su Gm, Ford e Stellantis.
L’ambiente
L’altra grande incognita per l’auto, sul fronte dell’innovazione, è nelle politiche ambientali. Numerosi ordini esecutivi nelle prime settimane della nuova presidenza Trump hanno preso di mira in particolare i veicoli elettrici. Ha congelato fondi destinati a stazioni di ricarica e cancellato il grande obiettivo ideale stabilito dal predecessore Joe Biden: che entro il 2030 metà dei nuovi veicoli sul mercato Usa sarebbero stati alimentati da batterie. Nel discorso inaugurale Trump aveva già assicurato l’eliminazione di quello che aveva denunciato come «il mandato sui veicoli elettrici, per salvare l’industria dell’auto». Promessa declinata anche nell’idea che gli americani «potranno comprare la vettura che desiderano».
Un ordine esecutivo che elimina il target per gli Ev è subito scattato, anche se da solo non cancella del tutto le leggi esistenti, con i loro incentivi pubblici, né regole federali delle authority, finchè non saranno riviste, su emissioni e requisiti di risparmio di carburante stabilite dall’Agenzia per la protezione ambientale Epa o dalla National Highway Traffic Safety Administration. Ma è un’indicazione della strada che vuole essere percorsa al più presto, molto più rapidamente dei due anni che la prima amministrazione Trump impiegò per rimaneggiare simili norme.
La partita degli incentivi
Gli incentivi adesso rimessi in discussione sono contenuti anzitutto nella legge di transizione energetica Inflation Reduction Act (Ira) del 2022, sia per i consumatori, migliaia di dollari per l’acquisto di un’auto elettrica, che sul fronte del sostegno manifatturiero. Una legge infrastrutturale bipartisan da parte sua ha previsto investimenti in reti di ricarica sul territorio nazionale. Per invertire davvero la rotta il Congresso a maggioranza repubblicana dovrà approvare nuove legislazioni. Ma non sono esclusi compromessi, dato che degli incentivi spesso beneficiano stati governati dai conservatori nel cuore del Paese: la cosiddetta “cintura delle batterie” si trova nel sud conservatore e ha già attirato impegni multimiliardari da parte di investitori. Stando alle stime, ad esempio, due terzi dei fondi previsti solo per stazioni di ricarica lungo le autostrade sono ormai stati stanziati per i singoli stati, e in alcuni casi sono anche già stati spesi. Rivelatrice la presa di posizione di un deputato repubblicano del Michigan, John James, che ha espresso soddisfazione per il cambio di marcia di Trump ma allo stesso tempo ha invitato a «procedere con prudenza» e ad usare «lo scalpello e non il martello pneumatico» contro gli incentivi. Una richiesta insomma di iniettare pragmatismo dietro la retorica.
La battaglia della California
La California, tradizionale stato leader nelle norme per l’auto per le dimensioni del suo mercato, promette di diventare uno dei terreni cruciali di battaglia per la definizione degli equilibri futuri nel settore. Tutto nasce dal Ceal Air Act del 1967 che garantì al locale California Air Resources Board l’autorità di stabilire i propri criteri sulle emissioni, diversi e più stringenti di quelli federali. La Sezione 177 di quell’atto consente poi agli altri stati di scegliere se seguire le norme federali o della California. Sforzi per eliminare questo diritto, e con esso la legge statale Advanced Clean Cars, erano già scattati sotto la prima amministrazione Trump. Adesso il presidente ha fatto sapere che vuole nuovamente muoversi per revocare l’autorità californiana di fissare i propri standard e tener fede all’ultima versione del suo programma Clean Cars, che prescrive il 100% di vendite di nuovi veicoli leggeri a emissioni zero entro il 2035.