1-1 con la Fiorentina. L’Inter ha un problema: non riesce più a vincere. Si riapre la corsa al titolo
L'Inter mostra segni di crisi: risultati deludenti e perdita di leadership a otto giornate dal termine
6' di lettura
6' di lettura
Attenzione: a otto giornate dalla fine, squilla l’allarme: l’Inter ha un problema. Un problema serio. La capolista non va, gioca male, corre poco, sbaglia tanto. In breve sembra la fotocopia sbiadita di quella inarrestabile di un paio di mesi fa.
Al Franchi, contro la Fiorentina, rimedia un faticoso 1-1 che scontenta più i viola dei nerazzurri. E dire che dopo neppure 40 secondi, grazie a un guizzo di Pio Esposito, erano andati subito in vantaggio. Un avvio lampo però durato poco. La Fiorentina, pur reduce dalle fatiche di Conference League, guadagna terreno riuscendo a pareggiare (dopo un brutto errore di Barella), con Nodur che realizza la sua seconda rete di campionato.
Un altro passo falso, quello nerazzurro, che semina sconcerto. Non basta il ritorno di Calhanoglu e la buona vena di Pio che va in gol per la sesta volta. La sensazione è che l’Inter abbia paura. Che i suoi leader siano spariti. Che sia psicologicamente all’angolo. E in più abbia una condizione fisica precaria. Nelle ultime tra partite, Tra campionato e Coppa Italia, ha pareggiato due volte e perso una. Il Milan ora la segue a sei punti e il Napoli a sette. Un vantaggio discreto ma non incolmabile soprattutto tenendo conto che la squadra di Chivu, dopo la sosta della Nazionale, dovrà affrontare prima la Roma e poi il Como, entrambe in forte crescita e in lotta per la Champions. Vero che Milan e Napoli dovranno incrociarsi tra loro, però a questo punto nulla è scontato. Prima della Nazionale, serviva una replica convincente per spegnere ogni tentativo di rimonta. Invece questo pareggio conferma il male neppure troppo oscuro dei nerazzurri. Che hanno sicuramente ancora buone possibilità di conquistare il titolo a patto però che ci sia una reazione di tutto il gruppo. Per la prima volta si ha la sensazione che lo stesso Chivu sia in difficoltà, non riesca più a incidere. Bene invece la Fiorentina che si allontana di due punti dalla zona rossa della retrocessione. Forse, a differenza dell’Inter, ha davvero svoltato.
Milan-Torino 3-2. Il Diavolo torna in corsa, riprendendosi il secondo posto dopo il ko all’Olimpico con la Lazio. Un successo importante, per la classifica, ma che modifica poco il giudizio sul Milan. Lento, demotivato, prevedibile soprattutto nel primo tempo in cui ha giocato meglio il Torino. I rossoneri hanno cambiato faccia quando Allegri , ha sostituito Tomori con Athekame passando a un attacco a tre punte. A quel punto, il Diavolo ha dato il gas: In pochi minuti Rabiot e Fofana hanno affondato il Toro che poi, grazie a un discutibile rigore, è rientrato parzialmente in partita. Che dire? È il solito Milan ben noto: che parte col freno a mano perché Allegri teme che non ce la faccia a reggere ritmi più alti per 90 minuti. Ora però, se vuole davvero far sentire il fiato sul collo all’Inter, deve cambiare passo. La prima linea si deve svegliare. Fullkrugg è fermo come un paracarro, Pulisc non segna da tre mesi. Leao? Mah, l’infortunio è meno grave del previsto. Dovrebbe presto rientrare. Non il suo fantasma, però.
Cagliari-Napoli 0-1. È strano questo Napoli che vince la sua quarta partita consecutiva. Da un lato fa paura perché sta recuperando tutti i suoi giocatori migliori. Però, nonostante sia andato subito in vantaggio con il solito Mc Tominay, non va al di là di uno striminzito 1-0 che non convince del tutto. “Nessuno può impedirci di mettere pressione a chi ci precede” ha detto Conte facendo capire che, con 24 punti ancora a disposizione, tutto può ancora succedere. Il tecnico ha capito che l’ambiente partenopeo ci crede ancora e soffia sul fuoco. La sua forza è che, uscito dalle coppe, il Napoli è tornato ad allenarsi con regolarità. E gli infortunati sono quasi tutti guariti, specialmente De Bruyne e Anguissa. Insomma, Conte is back, come piace a lui.
Como-Pisa 5-0. Se non fosse quarta a 12 punti dall’Inter, la squadra di Fabregas potrebbe seriamente candidarsi, non solo alla Champions, ma pure allo scudetto. Non tanto per la “manita” rifilata al Pisa (reti di Diao, Douvikas, Baturina, Nico Paz e Perrone) che conta fino a un certo punto, ma per la contagiosa sicurezza con cui si muove questa squadra che non ha paura di nessuno. Gioca a memoria, divertendosi e facendo divertire chi la guardia. A part Nico Paz non ci sono grossi nomi, ma tutti si muovono perfettamente seguendo le disposizioni tattiche di Fabregas, che non sarà simpatico, e pure piuttosto arrogante, però ha il merito di aver costruito una squadra a sua immagine e somiglianza come dovrebbero poter fare tutti gli allenatori italiani che, invece, si arrabattano con quel che passa il convento.
Roma-Lecce 1-0. Serviva una vittoria, per reagire alla delusione europea, e vittoria è arrivata. Un po’ striminzita, non proprio da mille una notte, però con questo successo sui salentini la Roma rivede la luce dopo quasi un mese di astinenza (l’ultima vittoria con la Cremonese). Così i giallorossi di Gasp agganciano la Juve al quinto posto a quota 54. Al gol decisivo ci ha pensato il 19enne francese Robinio Vaz, entrato nella ripresa per dar man forte a Malen che non era riuscito a far breccia nella difesa leccese. Ora Di Francesco è sempre più nei guai.










