I tecnici della Ragioneria dello Stato e del Cipe espressero tutte le loro perplessità, l'Antitrust scese in campo con una segnalazione. Ma non ci fu nulla da fare, di fronte alla volontà della maggioranza parlamentare. Così ora abbiamo gestori soggetti in qualche modo al price cap e gestori che non lo sono. A questo si aggiunge l'abitudine di sottostimare gli incrementi del traffico nel tempo. Prima della crisi economica di dieci anni fa, il trend era sempre nettamente positivo, ma i gestori facevano previsioni prudenti. Lo scopo era minimizzare il totale degli incassi futuri, per convincere lo Stato a concedere rincari tariffari che consentissero di far quadrare comunque i conti. Se poi il traffico aumentava più delle previsioni, i pedaggi incassati in più restavano comunque al gestore.
PER SAPERNE DI PIÙ / Autostrade, Toninelli: «Pedaggi bloccati nel 90% dei casi»
Ora si prova a ripristinare un quadro uguale per tutti, in cui escamotage del genere siano più difficili. Si comincerà dalle concessionarie che sono in fase di rinnovo del loro piano finanziario (il documento quinquennale che stabilisce il quadro di costi e ricavi, tra cui quelli per investimenti e pedaggi).
Successivamente l'Art emanerà provvedimenti per altre concessionarie, man mano che si arriverà alle rispettive scadenze. Sulla delibera messa in pubblicazione ieri gli interessati potranno formulare osservazioni e proposte entro il 29 marzo. Il procedimento si chiuderà il 28 giugno.
Nel frattempo, si dovrà mettere mano ai controlli: la base degli aumenti tariffari è negli investimenti e in altri costi che finora è stato possibile far apparire più alti di quelli effettivamente sostenuti. D'ora in poi, alla vigilanza del ministero delle Infrastrutture si aggiungerà quella della nuova agenzia istituita sempre dal decreto Genova, che prevede anche nuove assunzioni di ingegneri. L'Ansfisa ha mosso i primi passi a metà gennaio, con la nomina del direttore. Vedremo come verranno ripartite risorse e competenze con il ministero.